Se 150 anni vi sembran pochi

Inebriati da Gorbaciov

L a famosa «spinta rivoluzionaria dell’Ottobre», giudicata “esaurita” da Berlinguer, sembra aver ripreso forza all’improvviso nei giudizi del pc italiano. O Berlinguer si era sbagliato, pronunciando una sentenza avventata, o nell’Urss, sotto una crosta sottile di autoritarismo conservatore, stava covando un invisibile impeto di rinnovamento. A giudicare dalle ultime dichiarazioni di Natta, di Occhetto (dopo l’incontro con Gorbaciov) e di Napolitano, il pci ha sposato la seconda ipotesi: Gorbaciov è l’uomo della nuova rivoluzione russa. Dopo il momento di gloria, segnato da Natta al Congresso di Firenze, il pc è andato imbrigliandosi nelle interpretazioni contraddittorie delle proprie scelte e spesso in una crisi di iniziative fresche: si ha cosi l’impressione che il calo di spinte interne venga compensato, con una certa euforia, dalla fiducia nelle nuove prospettive aperte da Gorbaciov. Come se l’asse, non più il centro, si fosse spostato un’altra volta a Mosca Anche per quanto riguarda i disegni della sinistra italiana e della sinistra europea sarebbe assurdo negare, e poi proprio in questi giorni, le novità anche essenziali portate dal gorbaciovismo. Non siamo stati mai fra quanti lo consideravano un brezneviano più sottile e acculturato. Incerti nel pronosticare il suo approdo, consideriamo che sia forse il primo dei riformisti russi in grado di riuscire. Ci sembra quindi ovvio interesse del pci e il suo impegno a favore di Gorbaciov.

Non solo in virtù della tradizione e delle origini, di quel che può essere rimasto dell’«ombelico», ma anche nel contesto della sinistra europea, tuttora disarticolata al punto da illudersi che un’articolazione possa giungerle proprio attraverso il nuovo vento di Mosca. Un capovolgimento nel sistema e nelle strategie dell’Urta può creare condizioni più favorevoli per certi disegni dell’eurosinistra.

Tuttavia, non è da Mosca che possono arrivare gli elementi costitutivi di quel progetto concettuale o strategico della sinistra occidentale di cui Natta si considera «parte integrante». Con tutto lo slancio che ha assunto negli ultimi mesi, il riformismo di Gorbaciov non fa altro che rincorrere i ritardi ed eliminare le deformazioni accumulate lungo decenni rispetto allo stesso modello sovietico «ideale». Rimane non chiarito quanto i ritocchi e le deformazioni siano stati generati proprio dal modello. Ma per la sinistra occidentale non dovrebbe esistere alcun dubbio in proposito: essa può nascere solo nel rifiuto critico di quel modello, anzi dalla sua negazione. Senza le illusioni tanto care ad una parte della spd (Ègon Bahr), e temiamo del pci (Pajetta), secondo le quali un po’ più di democrazia da una parte e molta più socialità dall’altra porteranno il socialismo europeo alla sua convergenza storica. Le euforie della congiuntura gorbacioviana fanno dimenticare per esempio che nulla o quasi del riformismo moscovita si è riversato sui Paesi minori dell’Est, dove anzi lo stesso concetto riformista entra in crisi, né aiuta questi regimi a trovare quella collocazione intermedia cui aspirano. […]

Aggiungiamo che a ben poco serve l’entusiasmo per le svolte forzate di Cuba e del Vietnam. E si dimentica infine che la vittoria di Gorbaciov su Kunaev ad Alma Ata, applaudita tanto dagli europei, è costata la vita a cento giovani kazaki, un prezzo che, speriamo, non rientra nei calcoli e nelle consuetudini dell’inarrestabile avanzata progressista dell’eurosinistra.

Da Samarcanda, dopo l’incontro-sorpresa del Cremlino, Occhetto dichiara che mai come oggi l’Europa «può fare da ponte per una nuova ostpolitik». Sarebbe anche vero se l’Europa nel contesto mondiale non presentasse tante asimmetrie e non vivesse su un terreno «inclinato». Piattaforma fra le due potenze, destinata forse a diventare ponte, l’Europa sta ora sbandando tutta da una parte, a causa dell’inesistenza della sponda americana e dell’eccessivo peso, anche, della forza d’attrazione, delle incalzanti iniziative gorbàcioviane. E muoversi su un terreno inclinato con troppo slancio e senza la dovuta prudenza può portare a scivoloni imprevisti e non desiderati. Per svolgere il proprio ruolo, senza rischi di trovarsi unilateralmente spiazzata, l’Europa, di sinistra o di destra che sia, avrebbe bisogno di una forza in proprio, per essere davvero un ponte di congiunzione o comunque una piattaforma autonoma. Forza di cui non dispone né politicamente né militarmente.[...]

Il pericolo di scivoloni non viene da un normale e sobrio interessamento per le svolte di Gorbaciov, e per certi versi neanche dalle debite e opportune mosse politiche e diplomatiche. Il pericolo insorge quando ci si inebria di fronte al gorbaciovismo; come unico punto nuovo e fermo in mezzo alle estreme incertezze del mondo. E appunto, troviamo il pci alquanto inebriato, a tutto scapito dell’eurosinistra.


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