se 150 anni vi sembran pochi

Il pettegolezzo

Esiste un confine abbastanza definito tra il pettegolezzo e la maldicenza, e tra questa e la calunnia (o l’accusa, se la colpa esiste). Inoltre, nel concetto di pettegolezzo mi pare sottinteso un elemento di segretezza: si spettegola a quattr’occhi o con pochi; fra intimi, insomma. Non mi sembrerebbe appropriato parlare di un pettegolezzo trasmesso a mezzo stampa o per tv. Il pettegolezzo è un liquore da versare a piccole dosi in un orecchio, o in più d’uno, ma non in troppi, altrimenti cambia nome.

1) Perché si spettegola. Io so una cosa che tu non sai; trasmettendotela, mi consolo, perché ho l’impressione gradevole di salire uno scalino. Sono diventato un insegnante, anche se per pochi minuti e su una materia esigua. Naturalmente, tu destinatario hai pieno diritto di (e ti senti spinto a) trasformarti a tua volta in docente, ritrasmettendo il mio messaggio, e consolandoti dei tuoi dispiaceri con questo piccolo piacere.

2) Il pettegolezzo piano. Consiste semplicemente nel riferire il messaggio al destinatario senza imporgli vincoli né limitazioni. È il caso più diffuso. Poiché i destinatari sono più di uno, questo pettegolezzo si diffonde con uno schema ramificato e con legge esponenziale. Tende cioè ad invadere l’ecumene, come le catene di Sant’Antonio; in generale non giunge a tanto, perché entra in concorrenza con messaggi più recenti e perché ad ogni passaggio la notizia trasmessa si degrada. Da notizia, diventa diceria, sentito-dire, fino magari a nobilitarsi a leggenda. È raro che il pettegolezzo, come la calunnia, da «venticello» diventi un «colpo di cannone».

3) Il pettegolezzo vincolato: «Lo dico solo a te: non dir nulla a nessuno». Nell’XI cap. dei Promessi Sposi, a proposito del mancato segreto del ricovero di Lucia nel monastero d Monza, il Manzoni osserva che questo schema, «chi [lo] prendesse nel senso rigoroso delle parole, troncherebbe immediatamente il corso delle consolazioni. Ma la pratica generale ha voluto che obblighi soltanto [l’amico fidato] a non confidare il segreto, se non a chi sia un amico ugualmente fidato, e imponendogli la stessa condizione. Così, d’amico fidato in amico fidato, il segreto arriva all’orecchio di colui o di coloro a cui il primo che ha parlato intendeva appunto di non lasciarlo arrivar mai».

4) L’esclusione del de quo, che mira appunto ad evitare tale esito. «Dillo a chi vuoi, ma non a X», dove X è in generale l’oggetto del pettegolezzo, o vi è implicato. Questa variante è recepita dal detto popolare che «l’ultimo a saperlo è il marito» (tradito). In generale le cose vanno proprio così: forse perché il pettegolo si sente spiritualmente affine al coniuge infedele (anche lui, infatti, sta commettendo un illecito); o perché, se rivelasse il fatto al naturale destinatario, farebbe finire il gioco troppo presto; o perché teme le conseguenze della rivelazione.

5) La fonte negata: «Dillo pure, ma non dire che te l’ho detto io». Denota estrema pusillanimità da parte del pettegolo; se compare, anche una sola volta, nella

catena del pettegolezzo, la interrompe in modo irrimediabile.

Conclusione: la credibilità del messaggio e la sua diffusione, sono due quantità non proporzionali, e neppure crescono insieme: anzi, si assiste alla vitalità di notizie assurde. Essa è parte della straordinaria vitalità intrinseca del fenomeno. Il pettegolezzo prospera sul terreno dell’ozio, forzato o volontario. È irrepressibile, è una forza della natura umana. Chi ha obbedito alla natura trasmettendo un pettegolezzo, prova il sollievo esplosivo che accompagna il soddisfacimento di un bisogno primario.


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