Se 150 anni vi sembran pochi

Alla tv la morte di Kennedy

Scrivo questa nota dall’Holiday Inn di La Grosse. La Grosse è una cittadina del Wisconsin. Sono le 13, ora locale; la sala del ristorante è affollata: c’è un gruppetto di vecchie signore che chiacchierano e ridono, ci sono dei camionisti, dei commessi viaggiatori. La cameriera dai capelli rossi torna correndo dalla cucina e strilla: «Hanno ferito Kennedy ». Nell’ingresso dell’albergo il televisore è acceso. Parla Walter Kronkite, il numero uno dei commentatori della C.B.S. Lo conoscete anche voi: è il giornalista che presenta « Aria del ventesimo secolo ». La hall si riempie di gente. Kronkite è in maniche di camicia, ha alle spalle telescriventi che battono, ogni tanto qualcuno gli passa un foglio. Kronkite parla pacatamente, ha la faccia tesa, a un certo momento si toglie gli occhiali e dice: «President Kennedy is dead ». Si ferma un istante: «Just a moment», si scusa e si schiarisce la voce. Le telecamere inquadrano un cartello per richiamare l’attenzione del pubblico: una voce fuori campo prega la gente di non telefonare alle stazioni tv, le linee sono sovraccariche. La cameriera dai capelli rossi piange. «Che cosa succederà adesso?», domanda. Riappare Walter Kronkite e racconta che il Presidente viaggiava su una «limousine», prende in mano una foto e la mostra, si vede John Kennedy che sorride, ha accanto Jacqueline, anche Jacqueline sembra contenta, agita una mano per salutare la folla, il governatore Connally ha un fiore bianco all’occhiello. Kronkite legge i telegrammi che arrivano. Spiega che Kennedy è spirato, dopo trentacinque minuti, al Park Lane Hospital, dice che Connally, quando è stato ferito, ha urlato ai poliziotti: «Badate a Nelly ».

Nelly è la moglie. Dice che dal 1901 non c’era stato un attentato, e i colpi sparati, colpi di fucile, sono tre. Venivano da una finestra d’angolo, forse dal terzo piano, o dal quarto. Hanno arrestato un giovane di 24 anni che aveva in tasca una pistola. S’interrompe. Le telecamere riprendono la sala delle riunioni all’Onu, la seduta è sospesa, i delegati vanno a stringere la mano a Stevenson. Lo speaker della C.B.S. racconta che Johnson, il vice-presidente, è adesso circondato dai poliziotti che hanno paura d’un altro attentato. Fuori piove forte, sul Mississippi stagnano banchi di nebbia. Entrano automobilisti di passaggio, con gli impermeabili lucidi e subito non capiscono. Tanta gente è attorno al televisore. Un altro giornalista si presenta per continuare il notiziario, Walter Kronkite si infila la giacca e se ne va. Il nuovo commentatore dice che a New York molti piangono.

Pare che l’attentatore, dice ancora, sia uno di estrema destra. Mostra altre fotografie, le ultime foto di John Kennedy, prima della morte. Kennedy stringe le mani a donne agitate, è allegro, ha il ciuffo scomposto, applaude anche lui Jacqueline che è festeggiata dagli ascoltatori di un comizio. La cameriera dai capelli rossi sfoglia l’ultimo numero di Look appena uscito, c’è un servizio fotografico, «The president and his son», Kennedy con John junior, che gioca, si nasconde dietro la fotografia di «Daddy», sale sul tavolo ovale dove il padre si riunisce con i suoi collaboratori, l’ultima immagine mostra il bambino in vestaglia da camera che dà la buonanotte al padre. Il racconto della tv continua. Il fucile che ha sparato i colpi è un Mauser. Si vede un cronista che intervista i passanti su una strada: «Non è possibile», dicono, «non ci credo». Poi trasmettono un filmato, ripreso subito dopo gli spari. Sulla «limousine» è rimasto il mazzo di fiori che avevano offerto a Jacqueline all’aeroporto. I poliziotti in borghese, grossi e con i capelli di feltro da cowboy, corrono sui marciapiedi, gli agenti hanno i fucili sotto il braccio, un dispaccio avverte che il corpo del Presidente sarà portato a Washington. Le botteghe di La Grosse si chiudono; nelle vetrine ci sono cartelli che fanno propaganda ai tacchini da consumare per il «thanksgiving», il giorno del ringraziamento, che cade giovedì prossimo, ci sono i primi Babbi Natale. Il cronista della tv racconta che la signora Kennedy, quando le hanno detto che John era morto, ha mormorato soltanto: «Oh no!». Come la gente, che continua a dire: «È impossibile, non ci credo ».

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