1917 2017 la russia che è stata e quella che sarà

Stalin è popolare, ma a noi trentenni di Lenin non importa proprio nulla

Nel centenario del 1917, la Rivoluzione non suscita dibattiti in Russia, nemmeno tra gli oppositori. E Lenin è ridotto a un aneddoto. Ce lo racconta Mikhail Zygar, lei ha fondato Project1917, che da settimane impazza sul Facebook russo raccontando la Rivoluzione attraverso i social network. La tv filo-Cremlino Russia Today vi ha subito copiato con un progetto analogo su Twitter. C’è differenza tra la visione delle autorità e quella di voi liberali sul 1917?

Grazie a Dio oggi non esiste in Russia nessuna versione né punto di vista ufficiale sulla Rivoluzione. Perché il potere non vi vede nulla in cui riconoscersi: non possono considerarsi continuatori o eredi di Nicola II, né di Kerensky o di Lenin, perché sono visti tutti come distruttori dell’Impero. Perciò non credo che assisteremo a grandiosi festeggiamenti per il centenario. Ma sulle tv e i media di stato in via ufficiosa circola la teoria che ogni rivoluzione, in un modo o nell’altro, non è risultato di un desiderio spontaneo delle masse, ma di un complotto o forza esterna, provocata da paesi stranieri. Così per la rivoluzione del febbraio 1917 si accusano i servizi segreti inglesi, per l’Ottobre quelli tedeschi, assecondando la “cospirologia” e la propaganda contemporanea.

Qualcosa di simile disse Putin sulle proteste di massa a Mosca nel 2012… di recente ha esortato a una “pacificazione” nella società sul passato comune. Ce n’è bisogno per il 1917?

Di certo Putin non vuole alcuna rivoluzione. Ma la rivoluzione d’Ottobre non è un tema dolente per i russi, come invece lo sono, ad esempio, Stalin e i Gulag. Non suscita inimicizie, né discussioni o isterie. Almeno per ora, finché non servirà magari alla propaganda. Dopo il crollo dell’Urss quella data non ha evocato più alcuna emozione. La “pacificazione” di cui parla Putin, in questo senso, è già raggiunta.

Anche Lenin appare ridimensionato, Putin lo ha criticato.

A differenza di Stalin che è una figura molto “popolare” tra i russi, oggi di Lenin non importa proprio a nessuno. Dal 1991 nessuno più si occupa del 1917. Perché Lenin ha affossato l’impero (zarista), e da questo punto di vista per i russi è un personaggio negativo. Invece Stalin che ricreò l’impero (sovietico) di cui molti hanno nostalgia, è un personaggio contraddittorio, suscita molti scandali e quindi può essere sfruttato dalla propaganda. Negli ultimi anni dell’Urss la degradazione dell’ideologia sovietica aveva trasformato Lenin in una figura aneddotica. Il culto della sua personalità divenne farsa, e oggi nessun russo lo prende sul serio. A parte qualche decina di vecchi comunisti.

Nessuna voglia di rivoluzione? I dissidenti russi guardano al 1917 solo in negativo?

Bisogna distinguere. In occidente tutti conoscono la rivoluzione d’Ottobre, ma quasi nessuno quella del Febbraio 1917. Che vide scioperi e proteste di operai e contadini in tutto il paese, appoggiati dall’esercito a favore del governo provvisorio riformista, che portarono all’abdicazione dello zar, prima del ritorno di Lenin dalla Svizzera. Una parte importantissima della nostra storia: quando per sei mesi in Russia esistette, se non proprio una repubblica democratica, almeno l’idea di una repubblica democratica. Che fu seppellita proprio dalla rivoluzione d’ottobre. Per me, come per molti liberali, è proprio quello il momento più importante e più tragico del 1917, più di ciò che accadde in seguito: per la prima volta nella storia della Russia la società civile cercò di governare il paese, con un metodo alternativo e non autoritario. E non ne venne fuori nulla. Non si ripete più almeno fino al 1991. Per non parlare di oggi.

C’è qualche nostalgia nell’opposizione per gli zar?

Nessuna persona istruita può avere un atteggiamento univoco sul 1917, solo positivo o negativo. L’Impero russo era condannato a crollare. Nicola II fece una tale quantità di errori, da diventare un modello di come non bisogna agire in uno Stato. Nessuno razionalmente e consapevolmente potrebbe appoggiare la sua politica. Ma il periodo che precede la rivoluzione, e che raccontiamo nel libro e nel progetto Facebook, è un momento storico cruciale per la Russia: furono gli anni di massimo sviluppo, fioritura e attivismo della nostra politica, società civile e cultura. Quasi tutti gli artisti, scrittori e registi teatrali russi più famosi al mondo vissero in quegli anni. Fu il boom dello sviluppo intellettuale russo, l’epoca d’oro dell’intelligentisija. Che poi ha portato alla rivoluzione, e poi ancora alla catastrofe.

(Intervista a cura di Lucia Sgueglia)


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