1917 2017 la russia che è stata e quella che sarà

Ma il Palazzo d’Inverno è sempre lì

Mi sarebbe piaciuto esserci? Certo che mi sarebbe piaciuto esserci, e a chi non sarebbe piaciuto tra la scamiciata avanguardia proletaria che in altro, forse meno incisivo ma assai più temperato ottobre, ottobre giuliano 1969, era lì culo a terra in salita Santa Caterina davanti al portone della prefettura, palazzo Doria Spinola, Genova, non certo all’altezza dell’altro ma pur sempre onusto di storia e orpelli, la prima fila gravata del qui presente con il naso a un palmo dagli scarponi rostrati del Battaglione Celere Padova, braccia disarmate di mitraglia protese al cielo, voci imploranti più che urlanti lo stato borghese si abbatte e non si cambia. Eccome mi sarebbe piaciuto, anche a prendersi una polmonite tra tutto quel gelo, ma sì, anche a costo di lasciarci la pelle, maledetta gioventù che non finisce mai. E se ci penso mi piacerebbe anche adesso che i sit in li faccio sulla poltrona Stokke e il problema della giovinezza s’è risolto da solo e lo stato non è neanche più borghese, e magari lo fosse, e vorrei ma non riesco nemmeno ad abbattere l’amministratore condominiale. Sì, mi piacerebbe. Essere niente e in un lampo diventare tutto. Perché con tutto quello che ho non sono niente, non lo sono mai stato, non lo sarò mai, il Palazzo d’Inverno è sempre lì al suo posto, intatto, eterno. Ma poi, mi sarebbe piaciuto restare? Dubito fortemente, avrei tagliato la corda prima ancora del senno del poi. Essere tutto è al di sopra delle mie forze. Essere tutto è un gran casino.


[Numero: 64]