staccate il wifi voglio scendere

Attenti agli ebook: se un libro non si sfoglia è difficile ricordare quel che si è legge

Ho un problema con gli ebook: leggo i libri, ma non li ricordo. Certo, posso sottolineare le pagine digitali con vari strumenti, prendere appunti, ma a distanza di tempo non riesco a rammentarmi le cose lette: parole, frasi, idee. Visti su un foglio di carta, magari A4, le parole e i concetti li ricordo meglio; a maggior ragione se sono stampati in un libro. Perché? Risposta: il tablet è un supporto a due dimensioni. E il libro? Anche lui è a due dimensioni, tuttavia ne contempla anche una terza: x, y, z. Quale? Quella che si realizza muovendo i fogli da destra e sinistra (o al contrario in Giappone). In altri termini il libro esiste in uno spazio a tre dimensioni; possiede un orientamento che è dominato dalla nostra struttura spaziale: la simmetria bilaterale, che ci definisce. Anche se i fogli sono bidimensionali, partecipano della terza dimensione. Quando cerchiamo una frase o un concetto sottolineato, quando leggiamo e rileggiamo, agiamo nelle tre dimensioni, utilizziamo l’orientamento destra/sinistra. Potrebbe sembrare una banalità, ma è il segreto della memorizzazione. La nostra memoria, ci dicono gli studiosi della mente, si organizza su dati sensoriali, che privilegiano o almeno prediligono la tridimensionalità. I tablet, i supporti elettronici, che usiamo per leggere i libri sono bidimensionali. Sfogliamo un foglio virtuale senza farlo passare nella terza dimensione. Il foglio elettronico è una lamina, si presenta come oggetto a due dimensioni (x,y). Non ha profondità. La profondità spaziale è fondamentale per la memoria. Qualche anno fa uno studioso della visione, Ruggero Pierantoni, ha scritto un articolo in Golem, una delle prime riviste digitali apparse in Italia. S’intitolava: “Passione e morte della terza dimensione”. Non parlava dei tablet e degli ebook, che erano ancora un fenomeno limitato. Tuttavia ragionava su questo tema: come e perché la terza dimensione tende a scomparire. Siamo nell’epoca del trionfo della bidimensionalità. Denunciava la perdita di competenza spaziale degli esseri umani. Oggi possiamo dire che avviene la medesima cosa con i navigatori, quelli installati nelle automobili e quelli che teniamo in mano, gli smartphone, cui affidiamo il nostro orientamento nelle città. Rinunciamo a orientarci per farci orientare. La stessa cosa accade con gli ebook: perdiamo l’orientamento delle parole in rapporto al nostro corpo. Le parole esistono come fatto fisico perché utilizziamo la terza dimensione. Non è forse vero che i grandi monumenti del passato per ricordare e far ricordare incidevano grandi lettere sul loro “corpo”. La pietra parla doppiamente: perché è nello spazio (ha tre dimensioni) e perché la parola è fisicamente presente. Monumento: serve per ricordare. Pierantoni diceva una cosa che va al di là degli stessi ebook, e investe la nostra memoria in generale. Dal momento che il tempo dedicato alla contemplazione passiva delle immagini colorate e mobili è aumentato di molto, gli adulti, e soprattutto i bambini, perdono competenze spaziali, ovvero la capacità di muoversi in un mondo a tre dimensioni, in cui la profondità, su cui si innesta la nostra capacità mnemonica, è obliata. I nostri progenitori hanno accresciuto la loro mente attraverso la caccia, attraverso lo spostamento nello spazio. La conclusione di Pierantoni è divertente: continuano a far uso della terza dimensione solo i boy scout e i ladri. Gli altri no.

(Queste considerazioni sono sviluppate qui: http://www.doppiozero.com/materiali/fuori-busta/perche-non-ricordo-gli-ebook e in altri due articoli collegati)


[Numero: 63]