Mondo e America divisi da Trump

Zuckerberg o Michelle Obama? Come costruire un anti-Trump

Ci vorrà tempo per comprendere a fondo l’elezione del presidente repubblicano Donald Trump, contro la Hillary Clinton nel novembre del 2016. A nulla vale ripetersi dei due milioni e ottocentomila voti che, nel suffragio popolare, separano democratici e repubblicani, né spaccare il capello in quattro sui conti in Wisconsin, Pennsylvania, Michigan, dove poche migliaia di elettori e qualche astenuto, hanno decretato la sorpresa.

La realtà vede Trump alla Casa Bianca e ogni postulato della scienza politica americana contemporanea violato. Il compianto presidente Reagan aveva il suo XI comandamento “Non parlerai mai male di un altro repubblicano”, ma Trump ha superato le primarie coprendo di contumelie i compagni di partito. I consulenti politici insegnano che la campagna deve sempre essere “sunny”, positiva, solare, e Trump ha vinto con un messaggio cupo, “defeatist”, angosciato su un’America in declino, malata, debole.

Insomma Trump ha ribaltato il modello, da tolemaico a copernicano, non ha mai preso posizione dopo aver calcolato con il misurino l’umore dell’opinione pubblica via sondaggi, focus group e Big Data, ma sempre solo di pancia, umorale, istinto, sarcasmo, rabbia. Le sue sventagliate di tweet, contro ogni nemico, vero o immaginario, sono una rivoluzione semantica, che per anni verrà analizzata: il Presidente come Troll Supremo, il leader del mondo libero come blogger incavolato. Vedremo quanto e come durerà, ma dopo Trump nessuno più potrà paludarsi al sicuro dietro l’ufficialità, la lentezza, la pompa. Si vivrà, o ci si perderà, in un tweet.

In questo contesto, brutale e in tempo reale, chi potrà emulare Trump nel 2020? Le generazioni politiche vanno spesso in parallelo, Roosevelt aveva Churchill, Reagan la Thatcher, Clinton dialogava con Blair e Prodi, o in opposizione, Nixon contro Kennedy, Obama contro Putin, De Gasperi contro Togliatti. Chi potrebbe essere il “Trump” democratico? Esiste un Trudeau americano, capace di ripetere a Washington il colpo di scena in Canada del premier figlio del grande Trudeau padre?

Viene in mente Michael Bloomberg, ex sindaco di New York, miliardario del network dati economici, in procinto di correre nel 2016 per poi ripensarci all’ultimo. Nato nel giorno di San Valentino del 1942 avrebbe nel 2020 78 anni, troppi per un presidente. Meglio allora Mark Zuckerberg, il patron di Facebook, che ne avrebbe solo 36, forse pochi visto che l’età legale per essere eletti è di 35. Un viaggio nei 50 stati Usa del giovane miliardario ha fatto parlare qualche giornalista di campagna in corso, ma chissà.

Michelle Obama, grintosa e carismatica ex First Lady, è spinta a sinistra come candidata di cartello, a destra temuta contro Trump 2020. Dapprima la moglie di Obama è apparsa dura, estremista, mentre il marito era suadente e moderato. Ma pian piano la sua forza sorridente ha persuaso tanti che forse anche Michelle ha un futuro politico. Lei, e il suo staff, negano, ma a Washington il No stentoreo è solo l’altra faccia politica del Sì a tutti i costi.

Ma la debolezza democratica 2016 è stata lo scarso appeal tra gli elettori maschi bianchi e forse una donna afroamericana potrebbe non essere la migliore idea. Cory Booker, giovane e aggressivo senatore del New Jersey è un politico doc, ma anche lui nero e forse il partito non vorrà rischiare. Il sindaco di New York Bill De Blasio e il governatore Andrew Cuomo si danno arie da candidato presidenziale, ma lontano dalla Statua della Libertà nessuno li fila.

C’è allora un anti-Trump tra i non politici? Tom Steyer, miliardario ecologista di San Francisco può far saltare il tavolo, contro un Trump che detesta i protocolli di Parigi per salvare il clima e ha riempito l’amministrazione di ministri che vengono dalle compagnie petrolifere o che non credono all’effetto serra? Forse, intanto va incluso fra i “Frankenstein alla Casa Bianca” testati in queste ore. Bill Gates, il patron di Microsoft diventato filantropo, potrebbe avere pruriti elettorali? Elon Musk, il visionario imprenditore che sogna Intelligenza Artificiale dal volto umano e a sorpresa ha accettato di fare da consulente a Trump, romperà a metà mandato, scegliendo i democratici? Se Al Franken, ex comico, è diventato senatore in Michigan potrebbe uno dei suoi colleghi seguirlo con Beppe Grillo dal palcoscenico alla Politica? Il popolare John Oliver è nato a Birmingham e dunque escluso dall’essere l’anti-Trump, Jon Stewart si è ritirato dalla tv, e potrebbe provare a contrastare l’acidità di Trump sorridendo, mentre il regista premio Oscar Michael Moore preferisce i volantini ai voti.

Ma non affannatevi a cercare adesso l’anti-Trump. Come Berlusconi nel 1994, Prodi nel 1996 e Trump nel 2016 il “candidato a sorpresa” non può essere trovato con troppo anticipo. Se davvero i democratici candideranno un Mister Mistero, capace come The Donald di ribaltare lo status quo, si tratterà di qualcuno talmente bizzarro che, se gli chiedeste oggi a brutto muso – Ti presenti nel 2020? – riderebbe a crepapelle.

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