Mondo e America divisi da Trump

Sulle ceneri di Brexit sboccia l’amore tra Theresa e Donald

La mattina del 9 novembre, a Ovest delle grandi pianure, l’Europa ebbe un brusco risveglio. Sgradito per molti, ma non per Londra. I leader avevano preparato le congratulazioni per Hillary Clinton. In fretta e furia, con malcelata rassegnazione, confezionarono ex novo i messaggi per Donald Trump. Theresa May lo salutò invece con lo stesso calore con cui lo applaudiva la Duma russa, rispolverando l’asso nella manica: la “special relationship” bilaterale. Trump rispose chiamandola “la mia Maggie” (Thatcher). Il copione dell’era Trump era tutto da scrivere ma le parti per il primo atto venivano già assegnate.

Brexit e l’elezione di Donald Trump si convalidano a vicenda. Lo dicono i sorrisi sgargianti del Presidente eletto e di Nigel Farage, nell’atrio della Trump Tower. Sull’epidermica simpatia fra ribelli anti-sistema si è rapidamente innestata la dinamica politica di riavvicinamento fra Washington e Londra. Il matrimonio è più di convenienza, Russia e politica commerciale permettendo, che di affinità. Il modello Reagan-Thatcher è irripetibile, ma gli interessi sono reciproci e convergenti.

Con qualche eccezione, come Polonia e Ungheria, l’Europa diffida di Trump. L’amicizia di Londra è pertanto preziosa. Dentro o fuori l’Ue, il Regno Unito ha peso politico (Consiglio di Sicurezza), militare (potenza nucleare) ed economico-finanziario. Sul versante britannico, il governo May è alla vigilia del difficile negoziato Brexit con l’Ue. Ha bisogno della sponda americana. Gli ordini di scuderia della nuova amministrazione saranno di “aiutare Brexit” a Bruxelles. Manna dal cielo per May e per le sue truppe di “Brexiteers”.

Non saranno solo rose e fiori. Un’America commercialmente chiusa e tendente al protezionismo non può non preoccupare chi vede il futuro post-Brexit del Regno Unito in una grande “Singapore” commerciale e finanziaria a cavallo fra Europa e Atlantico. Londra non condivide l’entusiasmo di Trump per un buon rapporto con Vladimir Putin. La Russia è un nervo scoperto a Washington come a Mosca. La ruggine britannica con Mosca è di vecchia data. Risale all’assassinio di Livtinenko del 2006, caso mai completamente rimarginato.

Fa già maretta il ruolo di un ex-agente dell’MI6 nel dossier russo che scredita il nuovo Presidente prima ancora che metta piede alla Casa Bianca. Da provare, certo. Il governo britannico non c’entra: Christopher Steele agiva a titolo privato, ma la scuola è britannica e la trama ricorda il James Bond di “Dalla Russia con amore”. Il nuovo Presidente americano è notoriamente ipersensibile alle critiche. Trump divide il mondo che parla di lui in amici e nemici. L’intelligence britannica rischia di aggiungersi a quella americana nella seconda categoria.

Per ora il rilancio bilaterale è in pista. Trump e May risvegliano la relazione speciale dal letargo del dopo GW Bush-Tony Blair. Era stata offuscata dalla giravolta americana verso l’Asia, si era inceppata sulle esitazioni di Cameron a intervenire in Siria, era stata declassata da Obama a favore dell’Ue. L’ultimo messaggio di Obama era stato bruciante: per un trattato bilaterale Uk dovrà mettersi in fondo alla coda.

L’arrivo di Trump, euroscettico in pectore, dichiaratamente pro-Brexit, ha lanciato una provvidenziale cintura di salvataggio a un governo britannico che rischiava l’isolamento fra divorzio dall’Ue e freddezza americana. Theresa May è stata lesta ad afferrarla. Ha poi cavalcato spregiudicatamente la vittoria di Trump, fino all’inusitato colpo basso di criticare il discorso sulla questione palestinese del Segretario di Stato, John Kerry, uscente ma in carica. Il giorno prima l’astensione americana aveva permesso il passaggio della risoluzione 2234 per la quale il Regno Unito votava a favore. Più della coerenza, o della lealtà, contava per il Primo Ministro britannico ingraziarsi Trump – e Netanyahu. C’è riuscita.

Theresa May incassa ora i frutti dell’investimento. La Commissione Esteri del Senato assicura Boris Johnson che Londra passa in testa alla coda. May sarà quasi sicuramente il primo leader europeo a entrare nella Casa Bianca di Donald Trump, probabilmente in aprile.

La rinnovata amicizia anglo-americana sboccia sulle ceneri di Brexit. La prova del fuoco verrà nel commercio internazionale, nei rapporti con Bruxelles e con Mosca, all’interno della Nato e nei teatri caldi della Siria, del Mediterraneo, della lotta al terrorismo.


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