Mondo e America divisi da Trump

L’ultimo imperatore

Nonostante l’universale discredito, Romolo Augustolo non fu né un inetto né un cattivo soggetto, era solo un ragazzino a cui il baffuto generale Odoacre, saggiamente, non torse un capello, con grazia gli tolse di mano roba che non sapeva maneggiare e con magnanimità lo spedì a crescere sano e dimenticato in una bella villa amalfitana. E comunque, sia chiaro che quel fanciullo non fu l’ultimo imperatore, e con la sua dipartita a Roma non cambiò proprio un bel niente del vecchio sistema. Non nella forma, nella sostanza tutto quanto era già finito da un bel pezzo prima di lui. In verità l’ultimo legittimo imperatore fu un tale Attanasio, esarca dell’Impero d’Oriente, che centocinquant’anni dopo Augustolo fu regolarmente insignito della carica dal senato romano; Attanasio non è molto famoso perché il suo impero durò poco e niente, e cioè la durata del viaggio verso Roma dove doveva ricevere le insegne regolamentari. Alle porte della città eterna fu pugnalato, smembrato e abbruciato dalla sua guardia. Era conosciuto come un uomo spregevole e perverso, smodatamente ambizioso e fedifrago, ma quello che aveva fatto saltare i nervi ai suoi uomini fu che aveva mentito loro sull’entità delle prebende che avrebbero potuto tirare su nella capitale; avevano scoperto che a Roma non c’era praticamente più un solo doblone che non fosse fasullo né proprietà che non fosse già impegnata per due o tre ipoteche. Per tutta la sua campagna elettorale mi sono chiesto se Donald Trump assomigliasse di più a Augustolo o a Attanasio, per giungere infine alla conclusione che è la sintesi dei due, il quasi ultimo e l’ultimo imperatore d’Occidente. Se i suoi uomini non lo faranno secco alle soglie della capitale, il senato gli consegnerà le insegne imperiali, e alla fine tutto procederà come sempre. Nella forma, che nella sostanza l’Impero d’Occidente è bello che finito, e anche Odoacre ormai è passato di là.


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