Mondo e America divisi da Trump

Europeista, liberale, ottimista: la corsa contro corrente di Emmanuel Macron contro gli slogan della vecchia sinistra

U n giovanotto è spuntato improvvisamente nel paesaggio politico, spinto dalla sua faccia tosta, dalla sua insolente energia e da un reale slancio popolare. Ha meno di 40 anni, ha promesso di far tramontare le vecchie idee della sinistra e di incarnare la modernità, trasgredendo a una delle regole tradizionali del suo campo. E i sondaggi l’hanno rapidamente premiato.

Il lettore non si deve ingannare, non siamo in Italia, ma in Francia. E non intendiamo rievocare l’ascensione politica di Matteo Renzi nel 2013-14, piuttosto della spettacolare attrazione che sta suscitando la candidatura di Emmanuel Macron, ex ministro dell’Economia di François Hollande, che un passo dopo l’altro si sta affermando nella campagna presidenziale come il solo capace di scombussolare la previsione secondo cui il nuovo presidente sarà deciso da un ballottaggio tra il candidato della destra François Fillon e la candidata dell’estrema destra Marine Le Pen.

È un fenomeno di moda o un’autentica e durevole affermazione nell’opinione pubblica? È presto per dirlo, a tre mesi dal primo turno di un’elezione presidenziale molto incerta. E in particolare per una ragione che potrebbe essere mascherata dal parallelismo solo apparente tra i profili dei due uomini politici; in effetti se Matteo Renzi è stato portato alla testa del governo dopo aver superato passo a passo le tappe del suo “cursus honorum”, prima eletto a Firenze, poi a capo del partito, Emmanuel Macron, al contrario, ha bruciato tutte le tappe. Non è mai stato eletto ed è stata la carica di segretario generale aggiunto dell’Eliseo (2012-14), dopo una lucrativa esperienza come banchiere d’affari, che gli ha aperto le porte del governo per volontà di François Hollande.

Questa mancanza di esperienza nel gioco elettorale potrebbe rivelarsi un forte handicap, tanto più che Emmanuel Macron non può contare sull’appoggio di un vero partito. Il suo movimento, “En Marche!” (in marcia), lanciato nel 2016, dichiara 135mila aderenti, ma è nato meno di un anno fa e sono ancora piuttosto rari i politici eletti ad appoggiarlo.

Eppure, mentre il Partito Socialista si divide in primarie incolori e senza passione alle quali lui non ha voluto partecipare, Emmanuele Macron è in testa nella corsa alle candidature della sinistra e sta calamitando anche una parte importante di elettorato conservatore e moderato preoccupato dal progetto di rottura liberale incarnato dal candidato della destra François Fillon.

La seduzione esercitata da Emmanuel Macron è tanto più forte quanto lui si impegna a navigare contro corrente rispetto all’onda politica più popolare oggi. È favorevole alla costruzione europea che in Francia viene generalmente sconfessata in periodi elettorali, non lesina elogi per la politica espressa da Angela Merkel di fronte alla crisi migratoria, attento a difendere le libertà pubbliche in un paese che vive in stato d’emergenza dal novembre 2015, molto sospettoso rispetto alla diffusione dei sentimenti identitari ma anche rispetto a quelli che esaltano una visione radicale della laicità. Inoltre Macron è capace di raccogliere ovunque un grande pubblico di militanti e di curiosi (più di diecimila persone in dicembre a Parigi) ai quali si presenta con una grande disinvoltura e con un linguaggio di apertura e di ottimismo pur mantenendo una certa vaghezza sul programma nel quale è per ora molto difficile trovare molte proposte concrete.

*corrispondente da Roma per il quotidiano francese Le Monde


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