Mondo e America divisi da Trump

Due Americhe, due presidenti. Comincia una sfida mai vista

Con Donald J. Trump si insedia alla Casa Bianca un presidente sul quale l’America è divisa ma che potrebbe con le sue scelte sanare le lacerazioni internazionali ereditate dal predecessore Barack H. Obama. La spaccatura degli Stati Uniti nasce da una campagna elettorale che ha visto Trump liquidare prima i repubblicani e poi i democratici con tattiche elettorali, linguaggio personale e metodi di comunicazione estranei all’establishment di Washington nonché tesi ad esaltare e rappresentare il popolo della protesta maggioritario nell’entroterra, dal MidWest agli Appalachi. Ciò significa che gran parte dei repubblicani lo considerano alla stregua di un usurpatore e la quasi totalità dei democratici una sorta di minaccia per i valori della Costituzione.

La spaccatura degli Stati Uniti nasce da una campagna elettorale che ha visto Trump liquidare prima i repubblicani e poi i democratici con tattiche elettorali, linguaggio personale e metodi di comunicazione estranei all’establishment di Washington nonché tesi ad esaltare e rappresentare il popolo della protesta maggioritario nell’entroterra, dal MidWest agli Appalachi.

Arrivare alla Casa Bianca in queste condizioni significa per Trump affrontare nelle condizioni più difficili il governo della nazione più ricca e potente del Pianeta. Non è ancora chiaro come Trump vorrà farlo ma alcuni suoi messaggi sono già molto espliciti: recupero dei posti di lavoro in patria con il nazionalismo economico; revisione degli accordi sul libero commercio per spingere le aziende Usa a tornare a investire in patria; apertura alla Russia per gestire assieme le più pericolose crisi regionali e unire le forze contro il terrorismo jihadista; richiesta agli alleati della Nato di aumentare le spese per la Difesa; pressioni sulla Corea del Nord affinché smantelli l’arsenale nucleare e dunque contenimento strategico della Cina in Estremo Oriente. È interessante notare che il filo conduttore di tali messaggi è la risoluzione delle crisi ereditate da Obama: la perdita di posti di lavoro a favore delle economie emergenti; le tensioni strategiche con la Russia; l’aggressività del Califfato jihadista; le guerre civili in Siria ed Iraq; l’affermarsi della Cina come rivale strategico in Asia; il crescente distacco dei Paesi dell’Ue dagli impegni sottoscritti in sede Nato.

È interessante notare che il filo conduttore di tali messaggi è la risoluzione delle crisi ereditate da Obama: la perdita di posti di lavoro a favore delle economie emergenti; le tensioni strategiche con la Russia; l’aggressività del Califfato jihadista; le guerre civili in Siria ed Iraq; l’affermarsi della Cina come rivale strategico in Asia; il crescente distacco dei Paesi dell’Ue dagli impegni sottoscritti in sede Nato.

Resta da vedere se Trump riuscirà a far procedere tale agenda a causa delle forti spaccature interne all’America che rischiano di ostacolare da subito a Washington l’operato della sua giovane amministrazione. Tanto più che Barack Obama sembra intenzionato a fare di tutto pur di ostacolargli il cammino. Le scelte compiute da Obama in rapida successione su Israele, Russia, Europa dell’Est, perforazioni petrolifere e settore automobilistico provano l’intenzione di lasciarsi indietro il maggior numero di contenziosi aperti con il successore. Il possibile fine è di ritagliarsi per se stesso il ruolo di leader, o comunque di capo carismatico, dei liberal oramai orfani dei Clinton dopo la cocente sconfitta di Hillary. Ciò significa che potremmo avere davanti lo scenario di un’America con due presidenti: Trump in carica e Obama a riposo, impegnati in patria in un inedito e aspro duello idee e di programmi, destinato ad avere vasta eco sulla scena internazionale.


[Numero: 62]