[Sommario - Numero 61]
Sogno di un pomeriggio d’estate australe
Andrea Bozzo - È nato a Torino nel 1969. Ha lavorato per The New York Times, Vanity fair, La Stampa, La Repubblica. Coordina il dipartimento di Communication and Graphic Design dello Iaad di Torino
New Zealand un Paese che funziona

Ho deciso: resterò qui ma non è la Terra di Mezzo

All’incirca quattro anni fa, iniziai a pensare che era arrivata l’ora di lasciare il vecchio continente. Disoccupata da sei mesi, avevo iniziato a stufarmi di girare a vuoto sui siti online delle agenzie interinali. L’idea di tornare in Inghilterra, dove avevo studiato negli anni precedenti, non mi entusiasmava e così mi convinsi ad esplorare altre possibili opzioni. Alcuni amici erano già partiti per l’Australia, così tentai un paio di domande di dottorato lì e nel frattempo pensai anche di dare un’occhiata alla vicina Nuova Zelanda. Quando decisi di tentare la domanda di dottorato nell’isola dei kiwi, non sapevo molto riguardo al Paese. Della Nuova Zelanda (Aotearoa in Maori, che significa “terra della lunga nuvola bianca”) avevo imparato qualcosa dai film: Lezioni di piano, Once Were Warriors e ovviamente Il Signore degli Anelli, e come non ricordarsi della fortissima squadra di rugby, gli All Blacks? A parte questo, non sapevo molto altro. A maggio del 2013, una email mi informa che ho vinto una borsa di dottorato per tre anni presso la University of Otago a Dunedin, l’università più a sud del mondo (il polo sud è a soli sette giorni di navigazione da qui). Parto a metà settembre per iniziare il mio dottorato il primo ottobre 2013. Ricordo ancora lo stupore quando, arrivata a Christchurch dopo ventidue ore su un volo intercontinentale della Emirates, mi ritrovo davanti uno degli aerei più piccoli su cui abbia mai volato: forse una trentina di posti a sedere. Dopo all’incirca quaranta minuti, riesco a intravedere colline verdissime, e atterro in un piccolo aeroporto in mezzo a campi e greggi di mucche.

Dunedin (Ōtepoti in Maori) è un paesone di 130.000 abitanti circa, situato sulla costa oceanica del Pacifico meridionale, ed è la seconda per estensione dell’isola sud (dove risiedono in tutto più o meno un milione di abitanti). Ogni anno la popolazione cresce all’incirca di 20.000 persone con l’arrivo degli studenti universitari, soprannominati “scarfies” da “scarf”, in riferimento all’abitudine degli studenti squattrinati di indossare sciarpe anche in casa durante i freddissimi inverni (sigh!). Dunedin è una sorta di cocoon, così lontana da tutto che è impossibile non sentirsi al sicuro. Da quaggiù, lo sguardo sul mondo cambia esponenzialmente. Gli stessi neozelandesi (o kiwi) sembrano non avere particolari preoccupazioni. Hanno un carattere molto pacifico e non amano particolarmente il conflitto, anzi, cercano sempre di evitarlo, uno degli aspetti culturali forse più difficili da comprendere per me, provenendo da una cultura diametralmente opposta in questo senso. Per diversi mesi dopo il mio arrivo, ho approfittato di questa sensazione di sicurezza e di isolamento per immergermi nella spettacolare diversità che questo angolo di mondo offre. Ho trascorso giorni e settimane camminando per i sentieri battuti sui monti, in mezzo a foreste e lungo fiumi a osservare uccelli variopinti o sulle spiagge dominate da leoni marini, foche e pinguini. Ho passato mattine e pomeriggi a destreggiarmi su un kayak tra le onde gelide dell’oceano Pacifico, io abituata alle acque calde e calme dell’Adriatico delle coste della Puglia! La natura è immacolata (o almeno così sembra) e, a differenza della vicina Australia, non esistono animali letali su questa terra. La popolazione indigena, i Maori, ha un rapporto spirituale con la natura e con la terra. Queste rivestono un ruolo fondamentale per la loro identità e alcuni luoghi specifici in Aotearoa hanno significati particolari per la loro cultura. Una delle lotte più attuali quella per il diritto alla terra, che la popolazione indigena Maori conduce da sempre in Aotearoa. Infatti, non bisogna dimenticare che la Nuova Zelanda ha un passato storico coloniale che continua a influenzare la vita culturale ed economica del Paese e che è responsabile in gran parte dei numerosi problemi ambientali attuali. Ebbene sì, Aotearoa non è esattamente la Terra di Mezzo. Basta lasciare Dunedin guidando verso nord per la vicina Christchurch, o visitare città più grandi come Auckland e Wellington, per accorgersi delle sempre più evidenti contraddizioni che continuano a emergere nel paese. Dati recenti riportano un crescente livello di disuguaglianza economica, che sta raggiungendo livelli mai toccati prima, risultato della crisi globale e delle misure economiche governative. La prima volta che visitai Auckland, rimasi impressionata dal numero di persone che dormivano in strada, sembrava un altro Paese rispetto a quello che conoscevo vivendo a Dunedin.

Tuttavia, a quasi tre anni e mezzo di distanza e tra alti e bassi, non mi pento di questa scelta. Mentre mi avvio verso la fine del mio dottorato, inizio a esplorare vie per poter restare qui per qualche anno ancora. Adesso che mi sono abituata a vivere il mondo al contrario, è sempre molto faticoso ritornare nel caos delle folle europee e delle strade intasate dal traffico. Il ritorno a casa è sempre un’esperienza incredibile, quasi traumatica! Fino a quando sarà possibile, credo che me ne starò qui tra le spiagge deserte, i kiwi, i monti e tutto il resto.


[Numero: 61]