[Sommario - Numero 61]
Sogno di un pomeriggio d’estate australe
Andrea Bozzo - È nato a Torino nel 1969. Ha lavorato per The New York Times, Vanity fair, La Stampa, La Repubblica. Coordina il dipartimento di Communication and Graphic Design dello Iaad di Torino
New Zealand un Paese che funziona

Gli uomini del generale Freyberg alla battaglia di Montecassino

Il coinvolgimento della Nuova Zelanda nel secondo conflitto ha numeri sorprendenti per un piccolo paese agricolo lontano dai principali teatri di guerra. Un rilievo non paragonabile ad altri possedimenti dell’impero britannico: un milione seicentotrentamila gli abitanti (90 mila Maori), nel punto più alto della mobilitazione bellica (settembre 1942) si contano in servizio 157 mila uomini, la metà della popolazione maschile tra i 18 e i 45 anni, il 30 per cento della forza lavoro del paese. Basta uno sguardo al bilancio finale, ai numeri del dolore per avere un quadro che conferma le proporzioni: undicimila e seicento sono i caduti, quasi sedicimila i feriti, oltre ottomila i prigionieri di guerra e centocinquanta gli internati. Quando nel 1939 la Germania invade la Polonia la Nuova Zelanda è un dominio auto governato all’interno dell’Impero Britannico. Prima della mezzanotte del 3 settembre il governo neozelandese si associa alla dichiarazione di guerra che il Regno Unito ha ufficialmente mosso alla Germania nazista. Inequivocabili le parole di vicinanza con le scelte del governo di Londra che il primo ministro Savage pronuncia alla radio due giorni dopo: «Dove va noi andiamo, dove sta noi ci saremo». Li troviamo nel Pacifico, nei Balcani, a Creta, nei deserti del Nord Africa e nella complicata Campagna d’Italia lanciata nell’estate 1943 quando il territorio della penisola si trasforma nello spazio di pochi giorni in un teatro di guerra.

L’obiettivo alleato è penetrare attraverso la difesa tedesca, rompere la linea Gustav che corre dal tirreno all’adriatico, da Cassino a Ortona bloccando la possibilità di passare dal «ventre molle dell’Europa» per giungere alle porte di Berlino. Lo scenario è quello della lunga battaglia di Montecassino (quattro fasi tra gennaio e maggio 1944) fatta di tentativi ripetuti dal cielo e da terra (eserciti di oltre 20 paesi) per far breccia nelle difese tedesche accelerando così la via di accesso a Roma. Dopo le prime settimane i risultati per gli Alleati sono scarsi, le truppe stremate. Si decide allora di spostare dal fronte Adriatico i neozelandesi impegnandoli sul fronte di Cassino. Churchill se ne occupa direttamente scrivendo al generale Alexander verso la fine di gennaio: «La divisione neozelandese è già arrivata nella zona della battaglia, avete qualche altra divisione dietro di essa?». Pochi giorni dopo viene affidato il comando delle operazioni al generale neozelandese Bernard C. Freyberg combattente della Grande guerra, decorato con la Victoria Cross la più alta onorificenza militare britannica. Alexander informa Churchill con un telegramma del 4 febbraio: «La Quarta divisione indiana dall’Ottava Armata è ora arrivata per unirsi a Freyberg e ai suoi neozelandesi. Entrambe le divisioni stanno avanzando nelle loro aree di raccolta per l’attacco sulla Valle del Liri non appena il Secondo US Corps abbia sgombrato Cassino e lo sperone che sovrasta la valle».

Previsioni ottimistiche, smentite dalle vicende dei mesi successivi. La strada per Roma era ancora lunga, la campagna d’Italia faticosissima.

Il generale neozelandese divenne un bersaglio delle accuse sulle scelte che portarono al controverso bombardamento dell’Abbazia benedettina, un boomerang politico e militare.

Il tempo lascia le sue tracce sulle pendici del monte: mille polacchi riposano a quota 593; 20 mila i tedeschi caduti, oltre 4 mila i soldati del Commonwealth (provenienti da Regno Unito, Canada, Nuova Zelanda, Sud Africa, India, Nepal e Pakistan), quasi mille gli italiani, 3 mila i francesi, marocchini, algerini e tunisini.


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