2017 mai tanti muri nel mondo

Più business che guerre intorno al Vallo di Adriano

Alcuni imperatori romani preferirono non muoversi da Roma. Altri furono grandi viaggiatori. Si spostavano per sottrarsi alle costrizioni della capitale, alla pressione del senato e alle insidie di corte, per entrare a contatto con i problemi delle province, per ricevere onori, per condurre personalmente campagne militari, per conoscere il mondo. I viaggi di Adriano, sui quali Marguerite Yourcenar ha scritto pagine infatuate, furono motivati da una curiosità insaziabile: occuparono gran parte del suo regno e toccarono l’Egitto, l’Africa, le province settentrionali, la Britannia, e soprattutto Atene, dove i gentiluomini e i loro figli si recavano come in pellegrinaggio, per vedere con i propri occhi i luoghi dove erano vissuti i poeti, gli artisti e i filosofi del passato.

In Britannia, Adriano ravvisò nel 122 d.C. la necessità di costruire un grande muro a protezione del territorio romano. Costruito in massima parte in appena tre anni, il vallo rappresentava un sistema sofisticato, che adattava sapientemente la migliore ingegneria dell’epoca alla morfologia dei suoli. Alcuni storici contemporanei hanno sostenuto che i romani non ebbero una “grande strategia” difensiva e si limitarono a intervenire sui confini in modo settoriale ed episodico, guidati dalle circostanze. Questa visione minimalistica è contraddetta dall’architettura militare, dalla varietà delle fortezze e dei punti di osservazione, dalle dislocazioni degli eserciti. Un sistema complesso di postazioni garantiva la rapida circolazione delle notizie e conferiva ai romani la supremazia nelle informazioni. Se i risultati non furono sempre brillanti questo non dipese da carenze di ideazione ma dagli eccessivi costi bellici e dalla necessità di combattere guerre su più fronti.

Il progetto del Vallo di Adriano comprendeva una barriera continua tra gli estuari dei fiumi Tyne e Forth, lunga 80 miglia romane, corrispondenti a circa 118 km, realizzata parzialmente in pietra. A ogni miglio sorgeva un fortino e tra un fortino e l’altro si trovavano due torrette. Il visitatore odierno non percepisce la sua originaria possanza, perché i resti attuali non superano i 3 metri di altezza, rispetto ai 5/7 dell’antichità. Numerosi avamposti sorgevano sul fronte settentrionale, mentre oltre il limite occidentale, sulla costa del Cumberland, una catena di fortini e di torrette, collegati da una doppia palizzata, si estendeva per altre 27 miglia romane, pari a 20 km circa. A pieno regime i soldati dislocati erano 16.000, un numero ragguardevole per quei tempi.

Come tutti i manufatti vivi, anche il vallo subì nel tempo varie modifiche, dovute a restauri in certi casi consistenti e all’alternanza di periodi turbolenti e lunghe fasi di tranquillità. La vita del Vallo si esaurì nella seconda metà del quarto secolo, dopo due secoli e mezzo di esistenza.

L’idea del sovrano che crea dal nulla un gigantesco monumento destinato a sfidare il tempo ha un suo fascino romantico, ma non corrisponde al vero. Le indagini archeologiche ed epigrafiche hanno rivelato che per alcuni decenni prima di Adriano in quella zona della Britannia erano state impiantate varie postazioni difensive. La più celebre di tutte, quella di Vindolanda, situata a sud del Vallo, ha restituito centinaia di sottili tavolette scritte in inchiostro con grafia corsiva, che costituiscono il più antico archivio letterario della Gran Bretagna e insieme il più consistente gruppo di lettere in latino. I testi ci restituiscono il mondo di una comunità di frontiera e vi troviamo di tutto: frammenti letterari, lettere personali, dispacci militari, rapporti interni, schede con le incombenze giornaliere, conti, documenti per il reclutamento.

Come ormai gli storici sanno bene, le frontiere romane non erano soltanto uno spazio serrato, destinato a dissuadere e tenere lontano un nemico barbaro e temibile. Anche lungo il Vallo di Adriano, le operazioni militari miravano a reprimere e a sedare tumulti e incursioni, ma l’attività prevalente consisteva nel controllo dei movimenti commerciali e in altre operazioni pacifiche. Intorno ai fortini sorgevano comunità di civili con le quali esisteva uno scambio quotidiano, di beni, di parole, di usanze, di sentimenti.


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