2017 mai tanti muri nel mondo

No alle frontiere aperte L’immigrazione incontrollata viene pagata dai più poveri

I filosofi, almeno coloro che prendono posizione nel dibattito sulla migrazione, sono per lo più a favore delle frontiere aperte. Tra i restanti alcuni sono contro le frontiere aperte per motivi comunitaristi altri invece per motivi nazionalisti (alcuni nazionalisti sono repubblicani altri sono comunitaristi). I sostenitori del cosmopolitismo sono a favore delle frontiere aperte, coloro che vi si oppongono sono contro. Pur essendo un fautore del cosmopolitismo io sono contro l’apertura delle frontiere. Sono convinto che il vero cosmopolitismo non possa schierarsi a favore dell’apertura delle frontiere, esso deve piuttosto sostenere la loro legittimità. Discuterò qui alcuni aspetti dell’etica della migrazione da una prospettiva cosmopolitica e repubblicana.

A favore dei confini statali

Poiché il cosmopolitismo non vuole abolire i singoli stati ma piuttosto integrarli in un ordine globale federalista esso è a favore dei confini statali. Una politica generale delle frontiere aperte non solo per beni e servizi ma anche per forza lavoro e migranti in generale sarebbe incompatibile con le strutture istituzionali di un cosmopolitismo repubblicano. Il cosmopolitismo repubblicano è fondato sulla possibilità di agire collettivamente per realizzare obiettivi politici. In generale il libero mercato si oppone all’azione politica. Esso isola gli individui, distrugge le strutture di cooperazione e rigetta le decisioni politiche come strumenti di competizione economica. Se la struttura politica cerca di sviluppare le migliori condizioni per gli investimenti economici in competizione con altre entità politiche, essa perde le sue capacità di agire basate su ragioni politiche per realizzare le sue idee e valori comuni. La politica diverrebbe così un mero strumento di obiettivi economici. Se non ci fosse nulla lasciato a una decisione politica, perché il libero mercato interverrebbe per determinare in maniera non intenzionale ogni tipo di allocazione di beni, servizi, valori, norme e pratiche, allora le istituzioni politiche diventerebbero vuote di contenuti. L’azione politica diverrebbe parte di un grande teatro delle illusioni, dando l’impressione che ci sia qualcosa da decidere politicamente, quando di fatto non c’è.

L’ordine repubblicano

Al contrario l’azione politica, le decisioni politiche nell’ambito d’istituzioni consolidate dovrebbero essere in grado di guidare il gioco intero, perché senza il primato della politica non c’è un ordine repubblicano. Una politica delle frontiere aperte è un corollario del mercato libero o dell’ideologia liberista. Ciò renderebbe impossibile alle istituzioni politiche stabilire un ordine sociale giusto del mercato del lavoro. Ogni misura politica per proteggere i lavoratori dallo sfruttamento o per redistribuire la ricchezza nella società sarebbe resa vana dai movimenti di migrazione che essa stessa incentiva. Un libero mercato della forza lavoro globale avrebbe effetti distruttivi sugli stati sociali sviluppati. Nel 2004 l’Unione Europea decise in favore del libero movimento della forza lavoro, senza considerare le differenze considerevoli tra Est e Ovest e Sud e Nord tra gli Stati membri dell’Unione. Diversamente da quanto alcuni esperti si aspettavano questa decisione non diede luogo a nessun ampio flusso migratorio, sebbene alcune regioni povere persero una parte della loro popolazione e alcune regioni ricche ebbero dei problemi a integrare i migranti, ma alla fine gli effetti furono modesti con una sola eccezione importante: la Gran Bretagna. Più di due milioni di migranti europei provenienti dagli stati dell’Est modificarono considerevolmente il mercato del lavoro, abbassarono le prospettive delle classi svantaggiate della popolazione del Regno Unito e alla fine la politica di migrazione è stata probabilmente l’unico problema principale a provocare la decisione del Brexit emersa dal referendum del 2016. Probabilmente l’unica ragione per l’eccezione della Gran Bretagna è che la maggior parte degli europei parla inglese mentre non parla francese, tedesco, spagnolo o italiano. Il tratto comunitarista di appartenenza a una comunità linguistica influenza considerevolmente l’aumento di migrazione anche nel caso in cui le ragioni economiche fossero in favore di altre scelte.

Il ruolo degli stati in America

L’esempio probabilmente migliore che confermerebbe la mia tesi è il ruolo degli stati in America. A questi “stati” mancano molte caratteristiche degli stati normali nonostante ci sia una giurisdizione statale, una legislazione statale e un governo statale. Le ragioni principali per questa differenza che gli stati negli USA sono calati in una società degli USA con un mercato libero altamente sviluppato e hanno la più alta mobilità nel mercato del lavoro dei paesi occidentali. Ci sono alcune differenze per quanto riguarda il sistema fiscale, ma queste rispecchiano le differenze in produttività e salari piuttosto che le differenze d’identità politiche. Infatti non c’è molta identificazione dei cittadini con il loro stato rispetto invece all’identificazione con gli USA come la nazione eccellente, di successo e diversa da tutte le altre sulla terra. Le identità repubblicane sembrano essere più sviluppate a livello di municipalità o di comunità locali che a livello degli stati. Le scarse capacità automobilistiche degli abitanti del Minnesota o il loro nomi di origine scandinava sembrano essere più rilevanti come criterio identitario che la loro comune azione politica e la loro esperienza di connotare una società in quanto cittadini. Il cosmopolitismo repubblicano cerca di stabilire un ordine globale giusto che conferisca alla politica un primato sui mercati. Esso valuta le pratiche e gli obiettivi politici da una prospettiva cosmopolita senza considerare se essi possano aiutare o ostacolare lo sviluppo di un ordine mondiale civile. La migrazione è altamente ambivalente in questo senso. Per coloro che emigrano da regioni povere è generalmente vero che essi ne guadagnano economicamente. Studi empirici dimostrano che una buona parte degli immigrati di successo perdono aspetti culturali e psicologici. Più importante è il fatto che le regioni da cui la maggior parte degli immigranti proviene perdono un’alta percentuale della propria popolazione che emigra.

I costi dell’integrazione

La migrazione globale non è uno strumento efficace per combattere la povertà nel mondo. Dato che circa due miliardi di persone nel mondo soffrono di povertà estrema con denutrizione cronica, mancanza di acqua potabile, esclusione sociale, poca o nessuna educazione, disoccupazione e altre forme di deprivazione, la migrazione globale verso paesi ricchi non può risolvere il problema della povertà mondiale. I costi dell’integrazione differiscono considerevolmente e dipendono dal sistema sociale dei rispettivi paesi ricchi. Un aiuto di questa dimensione potrebbe combattere la povertà efficacemente nei paesi di origine. La migrazione globale non è uno strumento efficace per combattere la povertà nel mondo. In molti casi è addirittura un accrescimento della povertà nel mondo. Se gli stati poveri del Sud del mondo investono una buona parte del loro bilancio in educazione e formazione, quando sono confrontati con l’emigrazione di coloro che sono altamente qualificati, questo conduce a un collasso della loro strategia di sviluppo. Perciò gli stati ricchi che traggono profitto dall’immigrazione d’impiegati altamente qualificati dovrebbero essere obbligati a compensare gli stati di origine. In caso di guerre o di richiedenti asilo di guerre civili dipende dalla comunità globale finanziare l’ospitalità degli stati vicini che danno loro ospitalità. L’integrazione di richiedenti asilo in paesi lontani migliaia di chilometri nella maggior parte dei casi non fa che peggiorare la situazione. Quando la guerra sarà finita i richiedenti asilo ritorneranno nel loro paese per ricostruire le case, l’economia e l’intera società. Se coloro che hanno ricevuto aiuti economici con strumenti monetari non rientrano perché nel frattempo si sono integrati socialmente e economicamente in una società ricca come gli USA o gli stati del Nord e Centro Europa allora diventerà più difficile per le regioni di origine della migrazione riprendersi dopo la fine della guerra.

La competizione sul mercato del lavoro

Le società ricche che sostengono un’immigrazione di ampia scala dovrebbero considerare che i costi dell’immigrazioni sono generalmente sostenuti da coloro che sono relativamente poveri nella società ricca. Questi soffrono economicamente della competizione con gli immigrati sul mercato del lavoro, dell’aumento degli affitti perché gli immigrati dalle regioni povere cercano casa. Inoltre loro fanno esperienza a volte di rapidi cambiamenti culturali e sociali che possono essere per loro stressanti, mentre i gruppi con salari più alti possono trarre profitto dall’emigrazione dai paesi poveri. Essi possono assumere donne per le pulizie, “badanti”, giardinieri e possono pagare salari più bassi ai lavoratori scarsamente qualificati. Anche se ci sono buoni argomenti economici in favore di un’immigrazione di ampia scala i costi e i profitti potrebbero essere distribuiti ingiustamente.

(Traduzione dal tedesco di Fiorella Battaglia)


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