2017 mai tanti muri nel mondo

L’uomo non è costruito per essere socialista

«Giusto, Wendland!» gridò Manfred con odio. La muta intesa di non ferirsi oltre a vicenda inutilmente, non reggeva più. «Proprio lui! Lui dovrebbe saperlo a quale gioco si gioca! Lui non dipende da quel che dice il giornale. Vede quel che c’è dietro le quinte. Ma pensi dunque che anch’io non sia stato, un giorno, pieno di speranze? Che anch’io non abbia pensato al fatto che insieme con la radice del male sarebbe stato estirpato anche il male? Ma esso ha mille radici. È inestirpabile. Nobile scopo, forse, voler proseguire il tentativo. Ma, senza convinzione, la nobiltà d’animo si muta in una smorfia. Pensi forse che sia un divertimento vedersi infinocchiare, vita natural durante? Per te, è la prima esperienza, per me no. Questa è la differenza. Qui, so con chi ho da fare. Qui, sono preparato a tutte le sorprese. Di là, chissà quanto tempo passerà ancora prima che, dietro le belle parole, spuntino i fatti. E i fatti sono: l’uomo non è costruito per essere socialista. Se lo si costringe ad esserlo, farà contorsioni grottesche finché non si ritroverà là dove è il suo posto, cioè alla greppia più grassa. Il tuo Wendland non posso che compiangerlo: davvero, non posso fare altro!».

«Perché sei così furibondo contro di lui?» chiese Rita sommessamente.

La domanda lo irritò al punto che l’avrebbe quasi picchiata. Una simile selvaggia disperazione non l’aveva mai vista, in lui. In quell’attimo, egli capì che la vita lasciata alle spalle, la vita che ingiuriava, non l’avrebbe abbandonato più. Questo lo faceva impazzire. Si trattava ormai soltanto di riuscire a stornare sopra un’altra persona questa delusione che provava sul conto proprio – di non avere cioè tenuto testa alla pressione di una vita più dura, più severa...

Se andassi con lui, pensò Rita, nuocerei non soltanto a me stessa. Nuocerei anche a lui, e a lui maggiormente.

«Tutto sarebbe facile» disse Rita a Schwarzenbach, «se là girassero per le vie come “cannibali”, oppure se morissero di fame, o se le loro donne avessero gli occhi rossi di lagrime. Si trovano bene, invece. Sono pieni di compassione per noi. Pensano che tutti, al primo sguardo, debbano vedere chi sia il più ricco e chi sia il più povero, in questo paese. Un anno fa, sarei ancora andata con Manfred dovunque avesse voluto. Oggi...».

È questo quello che vuole sapere Schwarzenbach. «Oggi?» chiede ansioso.

Rita rifletté. «La domenica successiva alla mia visita a Manfred era il tredici agosto» dice, senza rispondere direttamente alla domanda di Schwarzenbach.

«Di buon’ora, dopo avere ascoltato le prime notizie, mi recai in fabbrica. Quando ho visto che non ero l’unica, mi son resa conto quanto fosse insolito che tanti venissero di domenica in azienda. Alcuni erano stati chiamati, altri no».

Schwarzenbach sa ciò che lei vuole dire. Non è molto diverso da quello che egli stesso, che tutti hanno sperimentato, quella domenica.

«Non lo amava?» chiese Erwin Schwarzenbach. «Molte ragazze, a occhi chiusi, non aspettano che questo forse? perché lei no?».

Come se non l’avessi tentato! Quante notti ho passato sveglia e per prova ho vissuto “là”, al suo fianco; per quanti giorni mi sono tormentata. Ma l’estraneità di quel luogo straniero è rimasta, mentre qui tutto è calore e intimità.

«Il risucchio di un grande movimento storico...» dice Erwin Schwarzenbach, e annuisce. Rita è costretta a sorridere. E lui pure.

Ma chi dice poi che persino quel giorno, a fianco di Manfred, in quel misero parco, lei non abbia provato qualcosa di simile?


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