2017 mai tanti muri nel mondo

La Grande Muraglia radar e hi-tech corre nel deserto

L a Grande Muraglia saudita corre lungo il confine con l’Iraq per quasi mille chilometri. I barbari da tenere fuori dal Regno sono i combattenti dell’Isis. Oltre la frontiera, la grande provincia irachena dell’Anbar è caduta sotto il loro controllo fra la fine del 2013 e l’inizio del 2014. Il governo di Baghdad è riuscito a riconquistare le città lungo l’Eufrate, Ramadi e Falluja, ma non il deserto. Qui gli islamisti si muovono come le carovane guerriere dei tempi di Maometto, solo a bordo di fuoristrada. E possono colpire in qualsiasi momento. Da un lato e dall’altro.

La Grande Muraglia fra le sabbie è un’opera leggera e tecnologica. I lavori sono cominciati nel settembre 2014 e sono a buon punto. È costituita da un reticolato alto cinque metri, una doppia fila di cavalli di Frisia e filo spinato, un altro reticolato. La vera forza sta nelle 78 torri dotate di radar Spexer 2000, realizzati dall’Airbus. Sono apparecchi in grado di individuare un uomo che si avvicina a piedi a 18 chilometri di distanza, un camion a 36. Occhi svegli 24 ore su 24 che permettono di ridurre al minimo gli uomini di guardia. Altri 10 radar dello stesso tipo viaggiano su veicoli che percorrono in continuazione la strada lungo la barriera. Tre compagnie di intervento rapido, un migliaio di soldati su 240 jeep, completano le difese.

Il muro saudita è fatto per pescare come una grande rete tutte le possibili infiltrazioni. Assomiglia più a una barriera anti-migranti che a una costruzione militare. Un esercito regolare lo travolgerebbe ma non è questo che teme Riad. Il califfo Abu Bakr al-Baghdadi ha come primo obiettivo conquistare la Mecca e Medina e spazzare via la casa dei Saud custode “delle due Moschee”. Solo così potrebbe porsi come leader del mondo islamico sunnita. Ma potrebbe farlo solo infiltrando commando e guerriglieri, non marciando come un esercito regolare. Già nel 1979 il gruppo jihadista salafita Ikhwan (Fratelli), guidato da Juhayman al-Otaybi, aveva assalito la Grande moschea della Mecca per rovesciare il re Khalid e trasformare l’Arabia in un “vero” Stato islamico.

Il sogno di Al-Baghdadi, per quanto può ancora sognare chiuso nel suo bunker nella Mosul assediata, è ripetere l’operazione su più larga scala e innescare un’insurrezione. Il paradosso è che sotto le sue mani i Luoghi santi sarebbero probabilmente rasi al suolo, a cominciare dalle tombe dei primi califfi e forse persino da quella del Profeta, in quanto visti come luogo di culto non del solo Dio ma di semidivinità, quindi pagani. Ma la vera minaccia per Riad ora arriva da Sud. La guerra contro i ribelli sciiti Houthi, appoggiati dall’Iran, va male. I guerriglieri montanari sono penetrati dallo Yemen in territorio saudita, fino ai sobborghi della città di Najran, e gli oltranzisti di Teheran hanno in fondo lo stesso sogno del Califfo. Prendere i Luoghi santi e fare dello sciismo la nuova ortodossia musulmana.

Quando la guerra civile yemenita era ancora agli inizi Riad aveva progettato un muro simile a quello costruito a Nord. Ma è stato superato dagli eventi. Di fronte a un esercito, per quanto irregolare, ma dotato di blindati, razzi e artiglieria, le barriere “leggere” non servono a nulla. Servono terrapieni massicci, torri fortificate con missili anti-tank, mitragliatrici e cannoni come quelli che i Peshmerga curdi stanno costruendo attorno a Mosul. Nel caso l’Isis tornasse all’attacco. Il che non è da escludere.


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