Amatrice ricostruita dai bambini

Nulla di immobile ha creato la Natura

In effetti che cosa può apparirci abbastanza sicuro se il mondo stesso trema e le sue parti, pur così salde, vacillano, se l’unica cosa che in esso è ferma e stabile, tanto da sostenere tutto ciò che vi grava, ondeggia, se la terra ha smarrito la sua principale caratteristica, quella di restare immobile? Dove si placheranno infine i nostri timori, quale ricetto troveranno i nostri corpi, dove ripareranno sbigottiti, se il timore si origina dal profondo e proviene dagli abissi? […] Sbagliamo infatti se crediamo che vi sia qualche parte della terra libera e immune da questo pericolo: tutte sono soggette alla stessa legge; nulla di immobile ha creato la natura: una volta cade una cosa, una volta un’altra, e, come nelle grandi città ora si puntella questa ora quella casa, così nel nostro mondo ora questa ora quella parte mostra qualche falla. [...]

Un dolore minimo come quello causato da un’unghia e neppure tutta intera, ma una sua scheggiatura laterale è sufficiente a farci morire! E io dovrei paventare la terra che trema, io che posso restare soffocato da un po’ di catarro? Io dovrei temere il mare uscito dalla sua sede naturale e che la marea irrompa sul lido con più impeto del solito trascinando con sé una maggiore massa d’acqua, quando una bevanda andata di traverso basta a soffocare una persona? Come è sciocco aver terrore del mare sapendo che puoi morire per una goccia d’acqua! [...]

Gioverà anche mettersi bene in mente che gli dèi non si curano affatto di queste cose e che il cielo o la terra non sono scossi dall’ira divina; essi hanno in sé proprie cause e non infieriscono a comando ma, come i nostri corpi, sono tormentati da certi malanni e quando sembrano arrecare danno in realtà lo subiscono. Ma per noi che ignoriamo la verità tutto è più spaventoso, specie ciò la cui rarità accresce la nostra paura: i fenomeni usuali ci impressionano meno; maggiore è lo spavento che proviene da un fatto insolito.[...]

Povera cosa è la vita dell’uomo, ma cosa sublime il disprezzo della vita. [...] Che m’importa quanto sia grande ciò che mi fa morire? Il morire stesso non è gran cosa. Dunque, se vogliamo essere felici, se non vogliamo vivere nel timore né degli uomini né degli dèi né degli eventi, se vogliamo sprezzare la sorte che promette inutili vantaggi e minaccia mali di poco conto, se vogliamo vivere serenamente e gareggiare in felicità addirittura con gli dèi, bisogna tenere la nostra anima sempre pronta. Sia che la minaccino gli agguati, sia le malattie, sia le spade dei nemici esterni o interni, sia il fragore di quartieri che crollano, sia lo sprofondarsi della terra stessa, sia la forza smisurata delle fiamme che avvolge con pari scempio città e campi, la prenda pure chi voglia. Che altro debbo fare se non confortarla nel momento in cui se ne va e congedarla con buoni auspici? «Va’ con coraggio, va’ con letizia! Non esitare: è un ritorno. Non è in discussione il fatto, ma il momento: stai facendo ciò che prima o poi devi fare.

Non supplicare, non temere, non tirarti indietro come se dovessi andare incontro a qualche sventura: la natura che ti ha generato ti attende, e ti attende anche una sede migliore e più sicura. Lì non trema la terra, non s’azzuffano i venti con grandi cozzi di nubi, non vi sono incendi che distruggono contrade e città, non c’è il timore di naufragi che inghiottono intere flotte, non vi sono eserciti schierati con insegne contrapposte e un’identica furia di migliaia di uomini tesa al reciproco sterminio, non vi sono epidemie e pire fiammeggianti, comuni senza eccezioni a tutti i popoli che soccombono.» La morte è cosa di poco conto: perché temerla? È un evento importante: che venga una buona volta invece di continuare a incombere. E io dovrei aver paura di morire quando prima di me muore la terra, quando ciò che scuote è a sua volta scosso e viene a farci del male non senza farlo a sé stesso?


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