Amatrice ricostruita dai bambini

Lettera al futuro dal liceo di Camerino “L’arte di ricominciare”

«Il futuro è un’incognita lacerata dalla paura di ricominciare, sta a noi vedere la distruzione come una rinascita. Una rinascita che si può affrontare insieme. Dentro ad ogni luce c’è oscurità, così come ogni oscurità ha in sé una certa luce. È una questione di prospettiva, da un opposto ne nasce un altro. E credo che non ci sia contrasto più bello. È una propria scelta, poter vedere un nuovo inizio all’interno di una fine, e voler creare qualcosa dal niente». Parole scritte di getto, a cui aggrapparsi nei giorni della disperazione. Parole che hanno viaggiato veloci tra i social network, diventando una sorta di manifesto. Una eco. Una ventata di speranza, per rialzarsi mentre tutto crolla. «L’arte di ricominciare»: il titolo scelto da Tatiana Sisini, studentessa diciassettenne di Visso e iscritta al linguistico Costanza da Varano di Camerino, per la sua lettera al futuro scritta nelle drammatiche ore del terremoto che ha devastato la sua terra. «Sta a noi vedere la notte come una fine, o la spinta per un nuovo inizio.

Sta a noi la scelta di costruire il nostro domani - scriveva il 26 ottobre – La terra che si muove deve essere una spinta per far muovere le menti. Si devono muovere le persone, i cittadini, la bandiera della nostra nazione. Si devono muovere di un’andatura armonica al fine di poter fare sbocciare migliaia di ginestre dalle macerie». Poesia e incitamento, speranza e desiderio di ripartenza: sono trascorsi due mesi e per Tatiana la vita ha ripreso con parvenze di normalità. «Tutti noi abbiamo perso qualcosa di caro – racconta – La riapertura delle scuole è stato un momento fondamentale: all’inizio è stato strano ritrovarsi, rivedersi, tornare con il pensiero ai giorni della tragedia. Le lezioni, i primi compiti, le interrogazioni ci hanno permesso di tornare con la testa sui libri, sui nostri doveri, su di noi. Abbiamo ritrovato la capacità di concentrarci».

Facebook e smartphone che permettono di mantenere i rapporti con compagni che hanno trovato tetti altrove, i week end sfruttati per andare lungo la costa a incontrare gli amici che vivono provvisoriamente nei villaggi e negli hotel, la ricerca di nuove panchine e nuove piazze che possano sostituire punti di riferimento sgretolatisi in una manciata di secondi. «Non c’è più quella pizzeria, quel laghetto, quella strada… Non ci sono quelle immagini e quelle abitudini. Non c’è più la spensieratezza. Qui ci si conosce tutti, siamo cresciuti insieme. Sentiamo il bisogno di non dividerci, per tornare a condividere il nostro percorso fin quando è possibile: prima o poi le strade si dividono, ma non è ancora arrivato il momento».

Cercare pretesti per riunirsi, per sentirsi utili, per saper essere un sostegno ai bambini, agli anziani o agli adulti impegnati nel trovare nuove prospettive: una prova di maturità, arrivata troppo presto e in fretta, ma una sfida che questa generazione ha saputo cogliere e fare propria. «Tutto il resto era ancora nulla. Inventarlo - questo sarebbe stato meraviglioso». Cita Baricco, Tatiana, per «assaporare di nuovo lo scorrimento quasi impercettibile della vita che riprende indisturbata il suo corso». Con il pensiero che va, inevitabilmente, ai giorni di festa. «In tanti dicono che quest’anno il Natale non ci sarà. Credo sia un errore: poterlo festeggiare è già un prezioso privilegio. Natale parte da dentro. Farsi forza l’uno con l’altro. Abbracciarsi. Sentirsi un po’ più uniti, un po’ più felici. Nonostante tutto».


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