Questa Roma può essere la capitale dItalia

È una città divisa a metà: chi dà una mano e chi sfascia dove ci sentiamo tutti disabili

In un ristorante dietro la Chiesa Armena di San Nicola, davanti a un piatto di fettuccine e ragù, spolverati già pizza bianca, mozzarella e prosciutto, Andrea Stroppa, magrissimo, giubbotto sulle spalle, dimostra ancor meno dei suoi 21 anni. Gentile e timido, solo due anni fa studiava ancora all’Istituto Serale Fermi di Frascati, nei pressi di Roma, oggi è consulente del World Economic Forum di Davos sui problemi digitali, New York Times, Wall Street Journal, Guardian, Cnn dibattono le sue ricerche sui social media, Arianna Huffington, fondatrice dell’Huffington Post, gli chiede consigli. Lo sgridano gli amici: “Lavori troppo, studia!” È frenetico, in scooter tra Frascati e il centro, riunioni o nottate nel week end. Roma 2015 non gli piace, come un “malware”, un virus che affligge il computer del buon vivere: “La capitale? È impossibile. Guardala con gli occhi di un disabile. Per lui i mezzi pubblici sono interdetti, non riesce a salire su tram disegnati 50 anni fa, li aspetta, se ne vanno, beffato. E siamo tutti disabili davanti a impossibili difficoltà. Ho rotto l’auto, ruota e sospensioni, su una buca al Viale del Romanisti, con mio padre le contiamo una per una, son lì da quando ero bambino, le coprono male, alla prima pioggia rieccole. Una notte qualunque al Pigneto, quartiere popolare, prima rubano uno scooter, poi un altro, il poliziotto si stringe nelle spalle, in centro danno un occhio dopo un furto, in periferia non hanno mezzi. Un agente suggerisce all’amico derubato, “Dovevi lasciare lo scooter in garage”, lui risponde “I tossici li usano per bucarsi, meglio evitare”.

A Ponte Sisto scippano la catenina dal collo di uno di noi, ritorniamo dai carabinieri, mentre aspettiamo arrivano altri quattro coetanei, tutti han subito il furto della collanina. Il carabiniere: “Mi spiace, non posso far nulla, è una gang che conosciamo bene, se li prendiamo domani sono fuori, se uno ci fa resistenza e lo fermiamo lo stesso, gli altri ci filmano col telefonino e dal web ci accusano di violenza, guadagniamo troppo poco per ‘sti guai!”.

Ho visto al cinema “La Grande Bellezza” di Sorrentino, vero, Roma dentro il tridente è bellissima, ma le periferie sono abbandonate. Ho letto sulla Stampa un commento perfetto di Mattia Feltri, i romani comuni sono complici dei politici corrotti. La città è divisa a metà, chi prova a dare una mano e chi sfascia. Roma dovrebbe essere la capitale d’Europa, non solo d’Italia, invece ignoranza, gestacci, traffico assurdo, code prepotenti in ufficio e al bar, genitori che insultano i bambini al calcetto, Ostia sporca dopo una domenica d’estate, vita impossibile. Abbandonano gli emigrati nei quartieri poveri, ed è guerra nei ghetti, culture diverse a pressarsi in strada. Una ragazza passa da sola tra tanti maschi di notte, tornando dal lavoro, ha paura, non è razzismo dapprima, poi incuria e microdelinquenza seminano il razzismo. A Frascati sono arrivati rifugiati politici, dimenticati in strada, finché qualcuno non li ha organizzati in una squadra sportiva, ora li vedi allenarsi, partecipare e suscitano simpatie.

Roma è ancora capace di generare personaggi, Luca Maestri, capo finanziario di Apple, è romano, ma tutto è lasciato al caso. A scuola ho avuto ottimi professori, gente che restava a spese proprie oltre orario, ma i computer erano vecchi di 20 anni. In ospedale fai la fila per ore, se non hai i soldi curarsi è dura. Vedo il lavoro sui musei digitali che fa in America Sree Sreenivasan mi chiedo, e da noi? Troppi comandano, appalti senza regole, a che serve la banda larga se i ragazzi non sanno a cosa collegarsi e la burocrazia non ha trasparenza? Se salvo qualcosa? Si, le rovine, gli acquedotti, il Foro, i templi, quel che ci hanno lasciano in eredità, i Romani antichi e che noi lasciano insozzare ogni giorno. Solo quello”.


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