Siamo ammalati della paura di ammalarci

Un libro a settimana

Questo non è precisamente un Paese per vegetariani. Eppure s’avanza un esercito composto da oltre 4 milioni e mezzo di “alieni” che hanno scelto di espellere dalla propria nutrizione carne e pesce (e, nel caso dei vegan, tutti quanti i prodotti di derivazione animale). Sbarca ora sugli scaffali il libretto verde dell’orgoglio vegano, in un colpo solo manifesto pop, enciclopedia del “movimento”, prontuario di pagine utili e manuale di resistenza umana (pardon, animalista). E, soprattutto, un testo veganchiccoso, scritto da Martina Donati che la materia la pratica e predica con coerenza da parecchio. Il neoconvertito alle prime armi come quello di lungo corso possono così trovare nelle pagine di Keep calm e diventa vegano (Newton Compton, pp. 220, euro 9,90) tutto quanto può loro servire, dalla storia e filosofia del movimento ai consigli pratici (ricette originali, negozi dove andare a fare la spesa e ristoranti). Perché se, appunto, quella da vegano in un Paese a maggioranza onnivora (e carnivora) rimane una vita spericolata, il mercato – è l’economia, bellezza! – si sta vieppiù attrezzando per fornire beni e servizi a chi ha fatto questa scelta. Abituati a essere bistrattati, i vegani nascono con la scissione che Donald Watson ed Elsie Shrigley si videro costretti a promuovere in seno alla “Vegetarian Society” britannica perché la gloriosa associazione non riconosceva la facoltà di abolire dal proprio stile nutrizionistico la totalità degli alimenti di origine animale. E così sorse la “Vegan Society”, registrata nel 1979, derivante dalle prime tre e dalle ultime due lettere di veg(etari)an con la finalità di simboleggiare «inizio e fine del vegetarianesimo». Lontano (e illustre) antenato del veganesimo va considerato il teorico dell’utilitarismo Jeremy Bentham, mentre nel pantheon filosofico più recente dell’antispecismo troviamo Peter Singer, Tom Regan e Gary Francione. E mentre la scienza riflette sulle virtù della dieta vegetale (e i rischi di taluni eccessi), il web è il campo di battaglia (e di opposti fondamentalismi) su un tema tutt’altro che “cotto e mangiato”.


[Numero: 3]