Questa Roma può essere la capitale dItalia

Renzi sul Campidoglio l’ultima scommessa: o vince o perde tutto

Una volta si diceva che la politica ha orrore del vuoto, e tende sempre a riempirlo, in qualche modo. Ma il vuoto lasciato dal sindaco ribelle Marino, e dalla pirotecnica guerriglia con il Pd che

ha preceduto le sue dimissioni, stenta

ad essere riempito. L’idea del consolato

dei due prefetti, Tronca per il Comune e Gabrielli per il Giubileo, s’è subito complicata per via di attriti sulle competenze e inestricabili intrecci burocratici sui trecento milioni da spendere per il maquillage della Capitale, ridotta in un impresentabile stato di abbandono. La pensata del “Dream team” un gruppo di belli, bravi e famosi da affiancare allo spento grigiore dei commissari, ha trovato ostacoli di legge,

da risolvere o da aggirare.

Di candidati sindaci, poi, neppure

a parlarne. A parte Alfio Marchini, che ha perso l’appoggio della destra senza trovare quello della sinistra, a parte Stefano Fassina, scelto a dispetto dai fuorusciti del Pd per mettere in difficoltà

il centrosinistra, uomini e donne veri, pronti a farsi avanti, non se ne vedono.

La verità è che partecipare a una competizione in cui il Movimento 5 stelle (che pure ha difficoltà a scegliere

il candidato) parte favorito, e correre

il rischio di consegnare la città a un sindaco grillino, non alletta nessuno. Cavalli di razza come Rutelli e Veltroni,

i soli ex-primi cittadini che abbiano lasciato qualche rimpianto, hanno messo le mani avanti, allontanando da se l’amaro calice. L’idea di un colpo a sorpresa, come ad esempio D’Alema, avanzata da Enrico Mentana, è rimasta una boutade.

L’ex-”leader maximo” non è mai stato un campione di preferenze. E nel centrodestra, Giorgia Meloni, la leader

di “Fratelli d’Italia”, considerata un’acchiappavoti, ha fatto capolino giusto per bloccare l’innamoramento fatale

di Berlusconi per Marchini.

Però se non si trova come animare la lunga vigilia di qui alle elezioni di primavera, si corre il rischio che la curiosità degli elettori sia attratta solo dalle udienze

del processone a “Mafia capitale”, già affollato da giornalisti e cameramen delle tv di tutto il mondo, in attesa che i due grandi protagonisti della vicenda,

il neofascista Massimo Carminati e

il cooperatore di sinistra Salvatore Buzzi siano interrogati e parlino dei politici che insieme a loro avevano ordito la tela della corruzione.

Eppure una soluzione ci sarebbe: Renzi alla guida di Roma commissariata dal governo per qualche mese, in attesa che

il Pd smetta di litigare e si accordi su

un nome. Come ex-sindaco di Firenze, conosce il mestiere. Come capo del governo, potrebbe accorciare i tempi

di ogni decisione. Le polemiche sul doppio (e triplo: è anche segretario del suo partito) incarico saprebbe come affrontarle.

Ma in caso di sconfitta, non impossibile, perderebbe tutto: forse è proprio questo

a trattenerlo.


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