Siamo ammalati della paura di ammalarci

Non mettiamo troppa carne al fuoco

In questi giorni stiamo assistendo a continui allarmi in tema alimentare. In particolare, quello lanciato dall’OMS sulla carne sembra effettivamente grave.

Nel tempo abbiamo vissuto altre crisi su alcolici, fritture, sale, zucchero, latticini. Anni fa l’agenzia Armando Testa si occupò di una campagna a favore dell’uso dello zucchero. Il messaggio era nato proprio dallo studio scientifico del problema: il cervello per lavorare ha bisogno di zucchero, non è possibile sostituirlo completamente. Occorre come sempre del sano buonsenso.

Nel caso della carne, io ovviamente non ho nessun titolo per valutare la scientificità dei dati, ad oggi ancora parziali, visto che i risultati finali si vedranno solo a metà del 2016, ma da comunicatore molte domande me le pongo. Questi dati possono danneggiare o distruggere la credibilità di un intero comparto produttivo? Non c’è un eccesso di allarmismo?

Il modo di rispondere è quello che il crisis management propone: produrre comunicazioni in grado di informare i consumatori, con dati reali e studi scientifici, tranquillizzando le responsabili d’acquisto, perché i trend possono attecchire velocemente e dettare nuovi comportamenti. Non dobbiamo cadere in un facile “trend della paura” che trova terreno fertile nei social network.

Dobbiamo parlare, generare conversazione con un consumatore che è completamente cambiato, evoluto nei casi migliori, attentissimo a questi temi che coinvolgono la comunità.

Ad esempio, lo studio dell’OMS si riferisce all’assunzione giornaliera di 100 grammi di carne rossa. Secondo dati AssoCarni, noi italiani in media mangiamo 100 grammi di carne rossa solo 2 volte a settimana. Beh, la prima cosa positiva è che il dato OMS è superiore al doppio della media del consumo in Italia. Grazie alla dieta mediterranea, noi consumiamo meno carne e salumi degli altri europei, e ancora meno rispetto ad americani e australiani. Questa almeno è una buona notizia.

Le nostre abitudini alimentari stanno cambiando. Secondo un rapporto recente in Italia ci sarebbero oltre 4 milioni di vegetariani e il loro numero cresce con una percentuale più alta che negli altri paesi europei.

L’attenzione alla salute è un valore troppo importante e troppo trasversale per limitarlo ai soli consumatori di carne. L’etica deve accomunare chi comunica e chi consuma perché spesso sono la stessa persona. Per citare una frase di un mitico pubblicitario, David Ogilvy “il consumatore non è uno stupido, il consumatore

è tua moglie”.


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