Questa Roma può essere la capitale dItalia

LA FOTO

L’

immagine di un’immagine è un’immagine. Il cellulare alzato sopra la testa inquadra nel display la Fontana di Trevi appena restaurata. Il fotografo, ragazzo o la ragazza, uomo adulto o donna, non si sa, allunga entrambe le braccia sopra le teste dei presenti e cerca di toccare con il pollice lo schermo per scattare. Un’altra persona – un fotografo anche lui – ha catturato la foto della foto. Ci sono due Fontane di Trevi: quella sullo sfondo, la vera fontana di Trevi, in tutta la sua bellezza nel buio della notte; e quella che si vede nel piccolo schermo del cellulare: immagine spettrale. Quasi nessuno oggi guarda nell’obiettivo che inquadra. Il display ha cambiato l’atto fotografico, o almeno la sua postura, e probabilmente anche la stessa “idea” d’immagine. La macchina che scatta si trova distante dal corpo; si fotografa a occhi aperti. Come ha detto uno studioso: in questo modo si lancia l’occhio oltre l’ostacolo. L’oggetto ingloba il soggetto che fotografa, afferma Vilém Flusser, così come l’oggetto – il cellulare, la macchina digitale – predispone i gesti che si compiono. Il vero oggetto della foto non è però la Fontana bensì il cellulare che si tiene in mano. Ogni immagine lì dentro, in definitiva, vale l’altra.


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