Periferie la strada di Settimo

Le banlieues ricominciano dal francese

Guardi le foto che lo ritraggono sul sito di Force de Mixités, l’associazione creata nel 2005 da lui, Abdellah Boudour: appare perfetto, con la giacca nera e la camicia bianca, barba rasata al punto giusto e occhiali alla Malcom X. Poi, un giorno di dicembre, freddo e luminoso, prendi il treno che dalla stazione Saint-Lazare a Parigi corre verso la banlieue. E lo sguardo scivola su palazzoni brutti e lustri, capannoni dimenticati, parcheggi vuoti d’ipermercati ancora chiusi, fregi d’inizio Novecento sulle facciate di antiche casette, finite lì per caso. E ancora ingorghi e silenzi improvvisi, erbacce di scali ferroviari insospettabili e l’asfalto liscio e pulito di strade troppo dritte. D’un tratto, all’uscita del treno si profilano proprio Abdellah e il suo metro e 88. Non è il “figo” delle foto ma quello che è, un giovanottone di periferia, pantaloni della tuta e grosse scarpe da ginnastica colorate. Un piccolo-grande eroe della banlieue.

31 anni, vive da sempre alla “Dalle” di Argenteuil, città-dormitorio di 105 mila abitanti, una ventina di minuti a nord-ovest della capitale. La “Dalle” è quella grossa base di cemento, che negli Anni Sessanta venne a coprire i prati che ispiravano le tele di Claude Monet, per posarci sopra torri bianche e ordinate, pronte per accogliere gli operai delle industrie vicine, maghrebini perlopiù. Alla “Dalle” Abdellah lo conoscono tutti, scherza con tutti, parla con tutti. Con “Force de Mixités” aveva già organizzato tante attività (“distribuire alimenti a famiglie in difficoltà, soprattutto monoparentali. O di forniture scolastiche”) e poi i tornei di calcetto per grandi e piccini (“perché il pallone per me è una vera passione”). Dal 2009 Abdellah lavora come animatore giovanile per il comune. “Ma pensavo ad altro: qualcosa di originale. Sempre con lo stesso obiettivo: rompere i clichés sulla periferia”.

Gli ritornarono in mente i grandi dettati organizzati anni fa in tv da Bernard Pivot, geniale giornalista culturale. Una sera d’agosto di tre anni fa sistemò una quarantina di sedie sulla “Dalle”, lì davanti a uno di quei palazzi dov’è cresciuto, con i genitori, di origini algerine (lui camionista, lei segretaria). Ecco, stasera facciamo la “dicté des cités”. “Nelle periferie uno si aspetta gare di rap o di hip hop – sottolinea Abdellah -. E invece ci si può sfidare anche su un buon testo di letteratura”. Quella sera, alla fine, si ritrovarono in 250, quasi tutti seduti per terra, foglio e penna fra le mani. Da allora di questi dettati pubblici nelle cités, i complessi di alloggi popolari, ne ha organizzati più di una cinquantina, con testi di ogni tipo, da Victor Hugo a Antoine de Saint-Exupéry, da Giulio Verne a Émile Zola. Abdellah sceglie sempre il testo con uno scrittore, Rachid Santaki, che poi lo legge, al microfono. Una volta i due hanno messo insieme più di mille persone: bambini, anziani, adolescenti (recalcitranti), anche personaggi famose che vengono a questa iniziativa itinerante per tutta la Francia (a Marsiglia all’inizio di novembre). La correzione finale, tutti insieme, è parte del rito.

Ad Abdellah piace leggere, i polar in particolare. Santaki, classe 1973, pure lui senza maturità, è un altro prodotto della periferia. Da ragazzo era sballottato tra famiglie d’affido e scuole sempre più stufe di quel soggetto irrequieto. Oggi in Francia è uno degli autori più apprezzati del genere noir, un idolo per Abdellah, che lo ha contattato fin dagli inizi. Girano insieme la Francia da allora. Qualche anno fa, il 25 ottobre 2005, anche Nicolas Sarkozy, da ministro degli Interni, si palesò alla “Dalle” di Argenteuil, nel pieno della rivolta delle banlieue. Fu accolto a suon di lanci di sassi e lattine da alcuni giovani del posto. Rispondendo alle lamentele di una donna, gridò: “Non ne può più signora di questa teppaglia? Ebbene, ce ne sbarazzeremo”. La frase restò memorabile. Quella sera un giovanissimo Abdellah riuscì a parlare con Sarkò: voleva spiegargli che non tutti i ragazzi di Argenteuil erano dei delinquenti. Oggi, di quell’episodio è stufo di parlare. La “teppaglia” la sua rivincita se l’è già presa. Con belle parole lette con gravità. Gente qualunque che le riscrive. E la testa piena di sogni.


[Numero: 58]