Periferie la strada di Settimo

La forza di chi sta al margine nasce dalle proprie debolezze

Perché no? A Settimo Torinese la cultura salva la periferia.

«Non abbiamo regge né basiliche, ma siamo un modello del sapere fare…» Perché no? Comincia così la candidatura di Settimo Torinese a Capitale Italiana della cultura 2018. È vero questa città di periferia alle porte di Torino non ha castelli, non ha cattedrali, non ha affreschi, e per ora non ha musei d’arte contemporanea ovvero non ha quei monumenti simbolo che hanno la maggior parte delle nostre città, ma proprio perché ha intrapreso un percorso diverso la candidatura di Settimo ci appare oltremodo significativa. Perché racconta la storia, tutta in salita, di una città di periferia che ha trovato l’energia per trasformarsi piano piano in una centralità culturale.

Racconta che le aree periferiche ce la possono fare e, che attraverso la cultura, si può fare integrazione, si può ribaltare il proprio destino trasformando elementi di marginalizzazione in opportunità di sviluppo.

Oggi, si legge nel dossier di candidatura, Settimo è un laboratorio di idee, di innovazione e di sostenibilità, si è trasformata in una città accogliente che ha saputo ripensare la sua identità, e che tutto questo percorso è ormai riconosciuto e rivendicato con orgoglio dai suoi cittadini.

Proviamo a ripercorrere attraverso alcune tappe i punti di forza di quest’esperimento.

Innanzitutto il processo di rinnovamento parte da un progetto di condivisione, dove tutta la collettività intera deve lavorare insieme, amministratori, politici, architetti, urbanisti, operatori del sociale e tutti i cittadini portano avanti un progetto comune, in larga parte condiviso.

È importante inserire luoghi d’incontro, spazi pubblici, piazze, marciapiedi, luoghi per camminare e per stare insieme. E ciò avviene sia attraverso azioni d’iniziativa pubblica, ma anche attraverso azioni private nate dal basso, da associazioni di cittadini interessati alla cura del proprio territorio che si riuniscono in vario modo attorno a progetti specifici.

Queste strutture, nate dalla forza e dalla volontà di alcuni, sono in grado di creare, curare ed anche spesso gestire strutture di servizio come teatri, biblioteche, musei, attività sportive, sociali e tanto altro come è avvenuto, in effetti, a Settimo Torinese con la biblioteca Archimede con il teatro Laboratorio Settimo e con l’eco-museo nel vecchio Mulino.

Altro tema decisivo è eliminare l’isolamento in cui in generale versano le aree periferiche inserendo servizi e infrastrutture di collegamento treni, bus elettrici, piste ciclabili, infrastrutture ecologiche, riorganizzando e valorizzando ciò che esiste e ripensando in modo nuovo e sostenibile le infrastrutture di connessione.

E infine la storia di questa città dell’hinterland torinese ci racconta che la creatività è decisiva per la rinascita di questi luoghi e che anche piccole strategie di rinnovamento e di valorizzazione innescano semi di energia. Quindi, inventare, ripensare luoghi abbandonati a nuova vita, oppure creare nuove opportunità come lo è il Festival dell’Innovazione e della Scienza, oppure ripensare le fabbriche con un nuovo modello di reindustrializzazione in chiave moderna incentrata su innovazione, ricerca sostenibilità e attività culturali all’interno, ma anche lavorare in modo sperimentale come il Centro di accoglienza Fenoglio che lavora sull’inclusione dei rifugiati insieme ai cittadini, sono interventi strategici che attivano importanti processi di rigenerazione urbana e contribuiscono in modo decisivo alla rinascita di questi luoghi.

Le periferie sono abbastanza simili in tutta l’Europa, hanno un carattere di marginalità, degrado ed emarginazione che le accomuna un po’ tutte tra di loro. Caratterizzate da interventi omogenei monofunzionali senza un’idea di città ben precisa o meglio pensate come insediamenti spesso avulsi dal contesto morfologico, storico e sociale nel quale sono inseriti, soffrono spesso una forte mancanza di collegamenti, di infrastrutture e per quanto riguarda gli spazi pubblici e di incontro, questi sono assenti o meglio non pensati in modo adeguato. E poi un altro problema che è fortemente sociale la presenza di una quantità di persone con disagio sociale tutte insieme con gli stessi problemi che spesso provoca un forte conflitto sociale con un alto tasso di degrado. Come si interviene? Settimo capitale può aiutare a discutere anche di questo.


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