Periferie la strada di Settimo

Architetti “condotti” i ragazzi di Piano vanno in missione

Non conta dove, conta come si fa, per chi è abituato a lavorare sui margini, dall’Africa al Nord-Est industriale. Raul Pantaleo stava progettando un ospedale di Emergency in Uganda, quando Renzo Piano gli ha chiesto di diventare il tutor della nuova tappa del suo progetto di “rammendo” delle periferie, che dopo Catania, Roma, Torino e Milano è approdato a Marghera.

Il progetto si chiama G124, dal nome dell’ufficio da senatore a vita a Palazzo Giustiniani. Ogni anno Piano sceglie una periferia e un tutor, che crea una squadra di giovani architetti retribuiti con l’indennità parlamentare dello stesso Piano. “Periferie come bene comune” è la traccia scelta da Pantaleo, socio dello studio veneziano Tamassociati, che ha curato anche il padiglione italiano della Biennale 2016 con l’eloquente titolo “Taking care”.

Ricevuto l’incarico, Pantaleo ha lanciato su facebook una “call” per creare la squadra. L’annuncio non citava Renzo Piano e il G124, ma genericamente un lavoro su Marghera. Poi una serie di richieste specifiche: età (under 35), esperienze all’estero, attività sociale e culturale extra professionale. «Volevo gente eterogenea che volasse alto - spiega Pantaleo - in grado di rappresentare buone pratiche con un linguaggio accattivante e non iniziatico. Un edificio è un rendering; raccontare una rete sociale, un parco di fitogenerazione, una buona politica è diverso. Puoi scriverlo, ma disegnarlo è tutta un’altra cosa».

Quattrocento curricula ricevuti, trenta selezionati, diverse sessioni di colloqui, tre prescelti che solo alla fine hanno saputo di Renzo Piano «e a momenti svenivano». Nicola Di Croce, musicista e ricercatore, ha lavorato in Cina ma soprattutto ha colpito Pantaleo perché utilizza le esperienze artistiche come trama di inclusione sociale. Anna Merci si è laureata a Venezia e ha lavorato molto in Francia, oltre a collaborare con il Fai (Fondo Ambiente Italiano). Laura Mazzei, studi a Ferrara e Bordeaux, è una paesaggista ma anche volontaria di Emergency.

La squadra era fatta. Pantaleo li ha scelti, Piano ha dato il mandato: siate “architetti condotti”, come i medici di un tempo, cercate “perle” da “promuovere” con “piccoli interventi nati da processi condivisi per creare una nuova classe di cittadinanza responsabile”. Tutto ciò a Marghera: quasi 28 mila residenti, un migliaio di aziende e circa 13 mila addetti (all’inizio degli Anni 70 erano oltre 35 mila), oltre alla pesante eredità industriale (El Mostro, citando il titolo di un recente cortometraggio su Gabriele Bortolozzo, l’operaio del petrolchimico che fece partire l’indagine sulla morte di 157 lavoratori).

In attesa della bonifica dell’area portuale, la squadra G124 ha lavorato per un anno sul “rammendo” di quella residenziale dove ci sono aree a inquinamento medio-basso. Il primo filone è stato quello ambientale, di “rinconquista naturale” di un territorio ostile. Con l’Università di Udine è nato un progetto di rigenerazione leggera con un parco urbano di 5 mila metri quadri che vedrà protagonisti i cittadini.

Il secondo filone è sociale: una mappatura di tutte le attività già presenti sul territorio, le “perle”. Il risultato è una rete web chiamata Officina Riuso Marghera (Orma), con una decina di associazioni. «C’erano due gruppi musicali che avevano bisogno entrambi di uno spazio ma nemmeno si conoscevano». La mappatura ha portato i giovani architetti nell’ex istituto professionale Edison, riutilizzato in diversi modi dopo anni di abbandono: sede della Caritas, palestra, associazione sportiva di parkour, ritrovo di un gruppo di ricamo, uffici della protezione civile. «Un luogo che già esiste, una buona pratica – spiega Pantaleo -. Noi abbiamo fatto un progetto per renderlo più bello e funzionale,lo proporremo al Comune l’anno prossimo per partecipare al bando periferie».

Qui si lega il terzo filone di lavoro, «quello politico a cui tengo di più» dice Pantaleo. La proposta di un modello partecipato di gestione di questi luoghi di “autorigenerazione urbana”, attraverso l’adozione del Regolamento sui beni comuni. Lo strumento attuativo sono i “patti di collaborazione” tra i cittadini. Una proposta fatta in collaborazione con Labsus, laboratorio per la sussidiarietà, e Fondazione Pellicani.

Nicola, Anna e Laura hanno lavorato per un anno a Marghera, organizzando centinaia di laboratori con i residenti e un percorso di “trekking urbano”. Ogni mese incontravano e riferivano a Piano e Pantaleo. A Roma Venezia o Genova. Il documento finale si chiama “Marghera terreno fertile”. Niente male, per una periferia di ciminiere, fumi e veleni.


[Numero: 58]