Periferie la strada di Settimo

Alla bovisa

A quel tempo era il futuro,

era il transito in gruppo

delle tute verso le cattedrali

e le ciminiere, dove gli operai

si arrampicavano, era l’aperto

campo del capannone

di un giovane imprenditore,

Luigi Cucchi.

Poi fu, per me quasi di colpo

e di sorpresa, il cupo silenzio

delle rovine, l’onirico

imporsi sinistro di un passato

archeologico, sepolto insieme

alla memoria, ai miei residui

barlumi d’infanzia.

Ma ecco il terzo tempo,

la nuova vitalità multicolore

di una periferia sottratta

alla sua stessa morte grigia

da nuove folle, mutate folle

giovani. Ragazzi, certo,

che ridono e camminano,

i libri negli zaini

verso l’incanto o la realtà

di un nuovo futuro.


[Numero: 58]