Corri India corri

Notturno anarchico

Io l’ho sempre detto che sarei vissuto abbastanza per vedere conclamata la ragionevolezza del pensiero anarchico, e disgraziatamente non perché goda di una genetica propensione all’estrema longevità, ma perché tutto quello che nell’ultimo secolo è stato venduto per buono, il ciarpame ideologico da fiera patronale rifilato al popolo come ragion pura, si è velocissimamente palesato in un vortice di rovina e delirio universali. Ma che avrei visto con i miei occhi la fine del denaro, questo no, non ci avrei proprio messo la mano sul fuoco. È troppo difficile da crederci, è l’Umanità Nova, è la Redenzione, la Gerusalemme Celeste; questo è la fine del denaro, la tintura madre dell’Utopia, che nemmeno Karl Marx ci credeva in cuor suo, e Michail Bakunin per crederci ci credeva ma come prospettiva extra galattica, e Cristo è solo riuscito a convincere i suoi a levarglielo di sotto gli occhi, e per un po’ gli hanno dato retta poi è andata come è andata. Perché homo sine pecunia est imago mortis, e l’umanità irredenta senza il denaro non si capacita. Adesso vediamo come va a finire, quanti morti si dovranno contare, e se non sarà un numero irragionevole, allora l’India sarà ricordata nei secoli come incubatrice dell’ultraumano. Pensa un po’ te questo Modi, chissà se ha mai sentito parlare di Licurgo. Il legislatore anarchico ma così anarchico che gli spartani erano convinti che non fosse nemmeno un uomo ma un dio un po’ decaduto; lui non ce la fece a abolire del tutto il denaro, ma quasi, lo rese scoraggiante. Portò a valore zero le monete d’oro e d’argento e diede corso a monete di ghisa, così che se uno voleva comprarsi del pane con un paio di chili di dracme poteva cavarsela, ma se solo pensava a qualcosa di sfizioso doveva tirarsene dietro un carro carico. A Sparta calò repentinamente l’inflazione, i falsari migrarono altrove e gli evasori si recarono in massa alla rupe Tarpea. E lui ascese in cielo.


[Numero: 57]