Corri India corri

Dietro l’esotismo, l’India: “Ogni passo un dilemma”

Ogni volta che mi accingo a scrivere della letteratura che ci arriva dall’India, ripenso alle parole di Ravi Dayal, editore coltissimo e curioso che intervistai a Delhi molti anni fa. A una mia domanda su come muovermi, quali libri leggere, quali autori e autrici seguire, rispose sorridendo che «in India ogni passo è un dilemma morale». Poi si dilungò generosamente, parlando di riviste, scrittori, poeti, registi, editori e editrici – precisazione d’obbligo in un paese che vedeva e vede una grande vivacità degli studi di genere e dell’editoria delle donne (Women Unlimited e Zubaan a Delhi, Stree a Calcutta). Inquadrava tutto ciò in quel momento specifico, primi anni ’90 del secolo scorso, ipotizzando scenari a venire e sottolineando la necessità di uno sguardo a 360°, che seguisse la letteratura, il cinema e la fotografia tenendo conto della storia e della geografia. Lezione di metodo valida a qualunque latitudine, ma più che mai in un’area così complessa e per chi, come me, per professione si guarda intorno in cerca di racconti, lingue, immagini, voci.

Nel tempo trascorso da allora, il successo degli scrittori del subcontinente, l’affermazione delle cinematografie indiane (il plurale è d’obbligo), il peso degli studiosi indiani nelle istituzioni occidentali (l’economista Amartya Sen, i sociologhi Gayatri Spivak e Homi Bhabha, gli antropologi Arjun Appadurai e Dipesh Chakrabarty, la geografa Kamala Marius, per fare solo qualche nome), hanno contribuito a consolidare in occidente un’immagine laica e democratica dell’India. Ma è un paradosso, perché proprio dagli studi postcoloniali, dalla letteratura e dal cinema, sono venuti segnali d’allarme e analisi coerenti di uno sviluppo che più disuguale non si può. Le prese di posizione di artisti e intellettuali durante la campagna elettorale del 2014 avrebbero dovuto indurre a riflettere seriamente sul programma di Narendra Modi e le possibili conseguenze delle sue scelte politiche ed economiche. «Oggi come non mai, è impossibile separare i mezzi dai fini: ogni tentativo di distinguere gli uni dagli altri non farà che confermarne l’inseparabilità» avvertiva Amitav Ghosh. Da allora la censura delle idee è andata di pari passo con la violenza di classe e di genere, l’inquinamento è aumentato e gli sfollati ambientali pure (si veda in proposito il saggio di Marina Forti, Il cuore di tenebra dell’India, B. Mondadori). Solo tenendo presente l’in-separabilità di mezzi e fini si comprende perché le storie che ci vengono dall’India, talora circumnavigando i continenti, sono in parte cambiate. Facendo spazio a storie cupe e intense come quella che racconta Neel Mukherjee nel recentissimo La vita degli altri (Neri Pozza); alla satira de Gli ammutinati di Calcutta, di Nabarun Bhattacharya, meri-toriamente tradotto dal bengali (Metropoli d’Asia); ai caustici romanzi di Arvind Adiga, L’ultimo uomo nella torre , Fra due omicidi , La tigre bianca , (Einaudi), di cui il pakistano Mohsin Hamid, autore de Il fondamentalista riluttante (Einaudi), giustamente scrive: «L’ente del turismo indiano non ne sarà contento; ma voi lo leggerete in un baleno».

Solo accantonando la sciocca pubblicità dei “profumi, colori, sapori dell’India”, e magari foderando di semplice carta da pacchi le copertine assurdamente esotiche, si entra davvero nel paese di cui stiamo parlando. Del resto Monsoon Wedding , il film con cui Mira Nair vinse il Leone d’Oro a Venezia nel 2001, non celava i contrasti e le contraddizioni sociali, mentre i fastosi matrimoni dei miliardari indiani (puntualmente coperti dalla stampa internazionale) nello scenario di regge europee costruite sui soprusi coloniali, offrono un quadro ingannevole e falso. Meglio, se si è interessati a conoscere, intrufolarsi nelle cucine seminterrate dei ristoranti indiani di mezzo mondo, come fa Kiran Desai ne Gli eredi della sconfitta (Adelphi), o percorrere le strade di Mumbai, non diverse da quelle di New York e São Paulo, insieme a Suketu Mehta, La vita segreta delle città (Einaudi), e ascoltare.


[Numero: 57]