La libertà è partecipazione

Una bella battaglia

A quel tempo facevo il fotografo e la cosa mi rendeva interessante e di una qualche utilità, era ancora una stagione in cui i maschi apparivano per lo più di nessuna utilità. Così fui arruolato nel gruppo d’assalto che doveva farsi largo nell’Umbertino, il quartiere operaio storico e imperscrutabile nelle questioni di intimità sociale; la mia capa era la Alda, la leggendaria assistente sociale delle case IACP, e poi c’erano le tre dell’UDI, c’era la Tilde dei Giovani Socialisti, una vecchia iscritta al Partito Liberale che mi ricordo solo che aveva i capelli tinti giallo limone, e la mia donna di allora, la Rosa, di Lotta Femminista, io ero iscritto alla Federazione Anarchica, allora esisteva ancora. Soggetto e sceneggiatura erano delle femmine, io ci ho messo la mano d’opera, e così abbiamo realizzato un audiovisivo, allora una cosa piuttosto sofisticata di proiettori multipli, sullo stato schifoso dell’istituzione matrimoniale e sulla giustezza della battaglia per il divorzio. Lo proiettammo ovunque nel quartiere, anche in una cantina, anche per un solo spettatore, perlopiù venivano donne e di operai quasi mai, seguiva dibattito; all’Umbertino i no all’abrogazione furono il 64%, meglio della media nazionale, magari ero stato davvero utile, almeno un po’. Ma utile o no, era stato bello. Questa è l’espressione, bello. Una bella battaglia, una bella compagnia, una bella idea, belle giornate di primavera, belle facce che si affacciavano a guardare, belle bocche che si aprivano a parlare, e anche bello che abbiamo vinto. Sì, ma questo succedeva quando eravamo più poveri e più felici. Ora è autunno, fuori c’è una nebbia che ci posso appoggiare la bicicletta, non è venuto nessuno a chiamarmi con una bella idea per una bella battaglia e io non fotografo più niente da un bel pezzo, e comunque andrà ‘sto referendum avrò perso parecchio e non avrò vinto niente.


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