La libertà è partecipazione

Nell’età della sfiducia tutti vogliono essere protagonisti

Certamente in Italia, ma con ogni evidenza non soltanto da noi, il referendum ha perduto il carattere di complemento alla democrazia rappresentativa, e sempre di più le si è fatto ostile. È diventato insomma un elemento portante dell’età cosiddetta della disintermediazione: nessuno – consumatori, clienti, pazienti o cittadini – accetta più di dar deleghe in bianco, tutti cercano di conservare il controllo su quel che li riguarda. Tutti vogliono essere protagonisti.

Internet – non c’è dubbio – ha impresso un’accelerazione notevole a questo fenomeno, se non altro perché ha consentito la disintermediazione in una quantità di situazioni nelle quali, altrimenti, disintermediare sarebbe stato del tutto impossibile. Se ha affrettato e amplificato il movimento, però, Internet non lo ha di certo creato. O ritenete del tutto irrilevante che la piattaforma di democrazia diretta del Movimento 5 stelle si chiami «Rousseau»? Non lo è: mostra chiaramente che, se lo strumento appartiene al ventunesimo secolo, il sogno (o l’incubo?) ha cominciato a esser sognato (o incubato?) nel diciottesimo.

In un grande classico del pensiero politico, «La ribellione delle masse», pur senza usare il termine José Ortega y Gasset descrive il proprio tempo, gli anni Trenta del secolo scorso, come un’epoca di disintermediazione. Quella trasformazione secondo Ortega era il frutto di varie cause. La crescita straordinaria del livello di vita resa possibile dalla tecnologia, che diseducava gli esseri umani al senso del limite. La crisi delle élite tradizionali. Ma soprattutto la promessa democratica di piena autodeterminazione, di completo controllo di ciascuno sulla propria vita. «La sovranità dell’individuo senza qualifica … è passata da idea o ideale giuridico qual era, ad essere uno stato psicologico costitutivo dell’uomo medio», scriveva il filosofo spagnolo. Aggiungendo poi che, di conseguenza, quell’uomo medio non riconosceva più nessuno al di sopra di sé: «Vorranno seguire qualcuno, e non potranno. Vorranno ascoltare, e scopriranno d’essere sordi».

Quella situazione, che Ortega chiamava di «iperdemocrazia», a suo avviso non poteva durare ancora a lungo. Ed è possibile sostenere, in effetti, che la stagione apertasi col 1945 sia stata in questo un’epoca di riflusso, di re-intermediazione: la democrazia è tornata, in Europa occidentale, ma circondata da limiti e sbarramenti finalizzati ad attenuare l’impatto dello «stato psicologico costitutivo dell’uomo medio» e a consentire la ricostruzione delle gerarchie. Non per caso nella ricostruzione delle democrazie postbelliche il referendum s’è cercato di usarlo il meno possibile. Ammaestrati dai totalitarismi e dalla guerra mondiale gli uomini medi, per parte loro, hanno accettato il compromesso.

La promessa di autodeterminazione costitutiva della democrazia è troppo forte, però, e non poteva che tornare a prevalere. La pubblicità coglie a perfezione il suo tempo: lo slogan dell’Oréal «Perché io valgo» è stato concepito nel 1971. E anche se la ragazza che l’ha inventato pensava al valore delle donne, quello slogan può tuttavia esser considerato il simbolo dell’epoca che s’è aperta allora – e che dura tuttora – per i maschi tanto quanto per le femmine. L’epoca, come avrebbe spiegato con un saggio fulminante Tom Wolfe nel 1976, della «Me decade»: il decennio dell’Io. Diventato, da allora a oggi, il quarantennio dell’Io. Se io valgo – se noi valiamo, se voi valete, se tutti valgono –, allora nessuno s’azzardi a parlare a mio nome, né tanto meno a dirmi che cosa debbo fare. Nessuno osi ergersi a intermediario fra Me e la Mia vita.

La promessa di autodeterminazione è un frutto straordinario della modernità. E con ogni probabilità, anche se lo si volesse (personalmente non lo voglio affatto), non si potrebbe nemmeno tornare indietro. Questa constatazione, però, non rende più agevole dimenticare la profezia di Ortega, pubblicata tre anni prima che in Germania prendesse il potere Hitler: «Fra poco si udrà un grido formidabile in tutto il pianeta, che salirà, come l’ululato d’innumerevoli mastini, fino alle stelle, chiedendo qualcuno e qualcosa che “comandi”, che imponga un obbligo o un impegno».


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