La bella scuola

“Service Learning” l’educazione civica in forma attiva

Oggi si va diffondendo anche in Italia una proposta pedagogica da tempo molto diffusa in ambito internazionale, tanto nelle università quanto nelle scuole, soprattutto negli Stati Uniti d’America e nell’America Latina, denominata Service Learning (o Apprendimento Solidale). Di che si tratta? Di una sorta di esperienza di volontariato, apprezzabile ma estranea alla scuola? A pensarla così saremmo fuori strada. Proviamo a rispondere con un esempio.

Se un ragazzo, nel suo tempo libero, partecipando ad un’associazione ambientalista, prende parte ad un’iniziativa di pulizia del fiume e dell’ambiente circostante, fa del volontariato, cosa encomiabile, ma che non ha alcuna relazione con il suo essere, al mattino, uno studente. Se uno studente, a scuola, studia temi di carattere ecologico e ambientale, affronta problemi importanti, ma questo non ha alcuna relazione con il volontariato. Se, però, lo studente, mentre è impegnato nell’apprendimento scolastico, viene coinvolto in un progetto di sensibilizzazione sociale e di intervento sull’ambiente, che può realizzare grazie alle conoscenze e alle competenze scolastiche, la dimensione dell’apprendimento si incontra con la dimensione del servizio.

Così facendo, lo studente non rende solo un servizio alla sua comunità, ma anche a se stesso, perché apprende meglio, dal momento che sperimenta quanto la scuola gli propone all’interno di una situazione reale e, al tempo stesso, si sente valorizzato.

Partendo dalla convinzione che la cittadinanza non sia soltanto un contenuto da trasmettere, la proposta pedagogica del Service Learning non si limita a promuovere una maggior conoscenza degli aspetti che contraddistinguono tale valore, ma chiede agli studenti di compiere concrete azioni solidali nei confronti della comunità nella quale si trovano ad operare.

Il Service Learning è una proposta pedagogica che unisce la dimensione del “servizio” il Service (la cittadinanza, le azioni solidali e il volontariato per la comunità) e “l’apprendimento” il Learning (l’acquisizione di competenze professionali, metodologiche, sociali e soprattutto didattiche), affinché gli allievi possano sviluppare le proprie conoscenze e competenze attraverso un servizio solidale alla comunità. La sua sfida è impostare un curriculum scolastico nel quale apprendimento e servizio si ’confondono’, si rafforzano reciprocamente.

Si può fare? Molte esperienze, nel mondo, dicono di sì, e ormai una vasta letteratura scientifica lo conferma. Gli studenti impegnati in proposte di Service Learning si mostrano molto più motivati, diventano non solo buoni cittadini, ma studenti migliori. Gli insegnanti riscoprono il senso sociale del loro lavoro, ritrovano il piacere di una professione non subordinata alle richieste di una cultura funzionalista e mercantile, ma indispensabile per ridare un nuovo umanesimo alla convivenza.

A livello internazionale si sono formate molte reti universitarie o di scuole che praticano il Service Learning (la rete mondiale IARSLCE, la rete latino americana CLAYSS, la rete universitaria European Engagement). La Conferenza dei Rettori di Spagna ha sottoscritto un documento che impegna le università sul Service Learning; negli Stati Uniti le più prestigiose università hanno istituito centri dedicati a questa proposta. Gli esempi potrebbero continuare. E in Italia? Si stanno muovendo i primi passi, ma le prospettive sono incoraggianti.

*Direttore della Scuola di Alta Formazione sul Service Learning “Educare all’Incontro e alla Solidarietà” (EIS) dell’università LUMSA di Roma.


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