La bella scuola

Matematica materia democratica

Secondo recenti studi solo una piccola parte di quanto proposto nell’insegnamento, valutabile in media intorno al 20%, può considerarsi presente nella mente dei ragazzi che terminano un ciclo di studi, e mediamente solo il 5% viene effettivamente compreso ed acquisito.

Ne sono state identificate alcune cause:

1. Scarsi collegamenti all’interno dei contenuti dell’insegnamento e fra questi ed i problemi della vita reale. Arretratezza dei contenuti;

2. Scarsa chiarezza sui compiti dell’insegnamento: mancanza di obiettivi precisi di formazione e sviluppo;

3. Preparazione didattica insufficiente: nessuna certezza scientifica sui processi dell’apprendimento, mancanza di motivazioni che stimolino l’impegno dello studente, scarsa attitudine a rendere più semplice e comprensibile un argomento, mobilitazione della sola attività razionale;

4. Richiesta, da parte degli studenti, di risultati più convincenti e verificabili.

Altre cause riguardanti la matematica in particolare:

1. Difficoltà di comprendere la necessità dello studio; mancanza di collegamento con la realtà; riferimento ad un mondo ideale, deterministico, astratto;

2. Maggiore richiesta di preconoscenze per la comprensione di un argomento e tempi lunghi per ottenere dei risultati. Uso di vocaboli inconsueti;

3. Poco spazio riservato all’iniziativa, all’intuizione, alla fantasia, alla scoperta e alla creatività.

La matematica viene in tal modo considerata spesso inutile, prefabbricata ed imposta. In generale si corre seriamente il rischio che lo studente, impreparato ad assumere un ruolo attivo nella società, tenda a privilegiare gli sbocchi impiegatizi e ad abbandonare il lavoro produttivo. In particolare, le conseguenze negative sono da ricercarsi non tanto nell’ignoranza di alcune nozioni, quanto nel limitato sviluppo di alcune capacità intellettive che peraltro, se acquisite, consentirebbero un recupero molto rapido di quelle stesse nozioni, qualora ne risultasse più motivato l’apprendimento.

Ciò risulta tanto più grave se si tiene presente che, dato l’impressionante sviluppo della tecnologia, buona parte delle nozioni utili nella vita extrascolastica ed in particolare nella professione, si possono apprendere sempre più nella vita stessa e nel lavoro e sempre meno nella scuola. Viceversa i profondi mutamenti della struttura sociale e produttiva richiedono competenze sempre nuove che implicano un ricorso più accentuato alle capacità di comunicazione e a quelle critiche e di organizzazione logica che favoriscano, fra l’altro, una visione ampia dei problemi. Ne segue la necessità, in particolare per quanto riguarda le materie scientifiche di un aggiornamento dei programmi.

In particolare l’apprendimento della matematica dovrebbe essere basato sulla costruzione di concetti e sullo sviluppo di capacità, partendo dall’attività concreta degli studenti, in stretto collegamento con la realtà e tenendo presente le possibili applicazioni.

Quanto proposto trova giustificazione, anche nei seguenti motivi:

1. La società accetta la matematica non perché bella ma perché utile;

2. Insegnare matematica in modo tale che gli studenti non partecipino essi stessi alla formazione dell’astrazione, serve solo a creare adulti senza facoltà di critica e facilmente manipolabili;

3. Il collegamento con la realtà fornisce allo studente la motivazione e il sostegno per l’intuizione e l’apprendimento delle idee astratte;

4. La realtà fornisce un criterio per la scelta degli argomenti di insegnamento.

Dovrebbe perciò essere superata ogni astratta frammentazione; la matematica va considerata come un tutto integrato che assume un ruolo importante per la formazione della persona ed ha ampie possibilità d’incontro con le problematiche di tutte le altre discipline.

L’insegnamento di qualunque disciplina dovrebbe iniziare con l’esporre agli allievi quale ne è lo scopo, in che cosa consiste la ricerca, quali interessi potrà suscitarne lo studio. Si dovrebbe cercare di dare ai ragazzi una prima valida motivazione.

Purtroppo, per la matematica, si segue spesso un itinerario ben diverso. Si dice che il bambino che arriva alla scuola media non è in grado di comprendere il significato di ricerca e che non è possibile dargli un’idea del genere di studi ai quali si dedica il matematico; si dice che non gli si può far gustare la musica prima che conosca il solfeggio. Subito dopo averlo accolto, la scuola media gli offre il piatto delle quattro operazioni (che non ha ancora imparato), offendendo lui, e con lui il suo maestro elementare perché non conosce nemmeno le tabelline. Il gioco si fa sempre più umiliante, quando le quattro operazioni sono combinate insieme, facendo largo uso dei più vari tipi di parentesi, in modo da formare le più complicate espressioni.

È proprio l’insegnamento della matematica che può evitare ogni discriminazione sociale, che può unificare gli allievi: in una classe di matematica non si deve riconoscere chi ha dietro di sé una eredità culturale e chi è il primo della sua famiglia a sedere sui banchi di scuola. Ma quale matematica? Quella che il ragazzo può capire fino in fondo, che può fare sua, quella che riesce a dare anche a lui, bambino, il gusto della ricerca e la gioia della scoperta. Quella che può permettergli, nella vita di ogni giorno, di non rimanere passivo davanti ad una trasmissione televisiva in cui si parli di programmazione economica o di malattie ereditarie o in cui si vedano realizzazioni architettoniche.


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