La bella scuola

Formazione, sostegno, inclusione

Alla scuola italiana viene universalmente riconosciuto il merito di aver compiuto per prima la scelta - educativa e di civiltà - a favore di una scuola inclusiva, volta a educare in classi normali tutte le tipologie di studenti, a prescindere dalle personali condizioni di salute. Oltre quarant’anni fa Franca Falcucci chiuse le classi differenziali e indicò la nuova strada.

La schiera degli alunni ai quali viene riconosciuto un bisogno educativo speciale (BES) si è progressivamente estesa, includendo oltre agli alunni con disabilità psichiche e/o sensoriali, anche quelli con disturbi evolutivi specifici (dislessici, borderline, iperattivi, ecc.) e con svantaggi di tipo socio-economico, linguistico-culturali o comportamentale.

Stime prudenti sul numero totale di alunni con BES superano il milione, circa un quinto della popolazione scolastica complessiva. Ad oggi ci sono oltre 124.000 insegnanti di sostegno per un costo di oltre 7 miliardi di euro. Oltre a essere di non facile sostenibilità, tutto ciò non è basta a mettere tutti d’accordo sul modello di inclusione scolastica, che da più parti (famiglie e associazioni disabili in primis) è accusato di non essere abbastanza efficace e, talvolta, di riproporre fenomeni di emarginazione.

Questa “inclusione incompiuta” è data dalla mancata realizzazione di una didattica davvero inclusiva, che coinvolga i docenti curricolari e valorizzi il ruolo del “docente di sostegno”. I progetti e le pratiche didattiche orientate all’inclusione (apprendimento cooperativo e in gruppi; pratiche laboratoriali, tutoring tra pari, apprendimento per scoperta con l’ausilio di mediatori didattici e nuove tecnologie) si rivelano più inclusive e proficue per allievi e docenti. Ma non possono prescindere da una formazione in didattica inclusiva e speciale per ogni docente, il cui impiego deve essere strumento usato regolarmente da tutti; l’insegnante di sostegno deve diventare - come previsto dalla normativa - una risorsa di tutta la classe (oltre che dell’alunno con disabilità); un supporto specialistico aggiuntivo per affrontare casi particolarmente problematici si rivela poi risorsa essenziale.

Per incentivare questo processo è necessario però valutare la bontà dell’operato delle scuole anche in base alla loro capacità di realizzare pratiche didattiche e processi inclusivi.


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