Secondo me Allah dirà Tagliate loro la testa

“Voglio leggere e studiare”

In guerra, i bambini non sono come al cinema, che li vedi vivere e morire dentro storie che ti fanno piangere. In guerra, i bambini precipitano nella barbarie come i grandi, anche peggio di loro; gli ruba l’infanzia il mondo che gli sta d’attorno, la violenza che si fa vita quotidiana e gli insegna regole feroci. Loro le imparano presto, come in un racconto di William Golding; e si sono già perduti.

A Beirut, uno che il fucile era più grande di lui mi puntò l’arma contro gli occhi e mi avrebbe sparato senza nemmeno pensarci, se un suo compagno non gli avesse fatto un cenno breve: lascia perdere. Lo avevo appena sfiorato con una mano, a un posto di blocco; aveva occhi da grande e brache corte. Vivere e morire, per lui era ormai la stessa cosa.

Ma la guerra finisce anche. A Kabul, uno di loro lo trovai che frugava tra le macerie e se ne uscì con un libro in mano. Mi guardò rosso in viso per la fatica: «Voglio leggere e studiare e diventare un medico, per curare la mia gente». Non era un racconto di De Amicis.

In Congo, ne raccolsi uno nella merda dove si era perduto, piangeva disperato, abbandonato dai suoi che scappavano la guerra. Aveva il moccio giallo al naso. Lo portai da un missionario, a Kigali, e lasciai 100 dollari; mi dissi che sarei tornato, forse a riprenderlo.


[Numero: 5]