Secondo me Allah dirà Tagliate loro la testa

Vicino al Bataclan fa paura uscire di casa

Insegno in una quinta, in una scuola elementare pubblica, a poche centinaia di metri dal Bataclan. I miei allievi? C’è un po’ di tutto, riflesso del quartiere intorno: quelli che chiamiamo i bobo (bourgeois-bohème, i borghesi bohémien) ma non solo, anche famiglie di immigrati, diverse classi sociali che convivono assieme.

La sera del venerdì 13 novembre non mi trovavo a Parigi. Ma ho saputo subito quello che stava succedendo. Sono rimasta in pensiero tutto il fine settimana. Avevo paura che familiari dei miei scolari fossero rimasti coinvolti nelle sparatorie. In realtà erano tutti salvi.

Alcuni dei bambini a quell’ora dormivano. Ma altri erano svegli e hanno sentito i rumori degli spari. Oppure ritornavano proprio in quel momento a casa con i genitori e sono poi rimasti con loro davanti alla tv. Alcune famiglie hanno accolto dei feriti o fuggiaschi.

Il lunedì mattina i miei allievi avevano molte cose da raccontare. Appunto, dove si trovavano quella sera, cosa hanno visto. Li ho lasciati parlare, in un modo un po’ disordinato: io non dicevo nulla. Erano sotto shock ma nessuno piangeva. In un secondo momento li ho divisi in gruppi e li ho fatti discutere intorno a delle immagini che avevo preparato. Ha permesso anche ai più timidi di aprirsi. C’era la foto di una bandiera a mezz’asta. Poi l’immagine di Marianna, rappresentazione allegorica della Repubblica francese, che piange.

Sono trascorsi pochi giorni da quel lunedì ma per me è come se fosse passata un’eternità. Abbiamo una psicologa a disposizione nella scuola. I miei allievi sono numerosi a uscire regolarmente dalla classe per andarci a parlare. La classe, normalmente tranquilla, non l’ho mai vista così: piangono e si litigano più del solito, hanno l’elettricità addosso.

Anche l’attentato a Charlie Hebdo era avvenuto vicino alla scuola. Avevamo fatto un grosso lavoro in seguito, loro si erano convinti che i terroristi ce l’avevano con la libertà di stampa. Ma stavolta è più difficile. Proprio l’anno scorso avevamo studiato l’architettura del quartiere ed eravamo andati più volte al Bataclan: per loro già prima era un luogo significativo.

Non capiscono. Hanno paura anche per loro stessi. In tanti non vogliono uscire di casa, soprattutto da soli. Il fatto che l’entrata della scuola sia presieduta costantemente dai poliziotti da un certo punto di vista dà sicurezza. Dall’altra aumenta ancora di più la paura.


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