Mi annoio dunque sono

Un po’ noia al giorno è un regalo a se stessi

«Quando l’uomo non ha sentimento di alcun bene o male particolare sente in generale l’infelicità nativa dell’uomo e questo è quel sentimento che si chiama noia». Così Giacomo Leopardi nello Zibaldone. Ma la noia è un concetto doppio, ambivalente. Ha anche un suo lato luminoso. Ed è una distinzione fondamentale, secondo Eugenio Borgna, esponente della psichiatria fenomenologica, docente e saggista di lungo corso.

«Intanto spieghiamoci, cosa intendiamo per noia? È uno stato d’animo in cui il tempo si ferma, la speranza viene meno, viviamo in un vuoto senza storia e senza futuro, o piuttosto un momento della giornata in cui ci stacchiamo dall’incalzare dei fatti per recuperare un momento di interiorità, un dialogo interiore, in cui ci prendiamo una pausa da tutto quello che abitualmente divora il nostro tempo, il fare, la tv, il telefono, i social media...?»

Intende dire che abbiamo perso la capacità di annoiarci?

Sì, se per noia s’intende la ricerca del senso di quello che facciamo, degli incontri che abbiamo avuto, la rielaborazione del nostro passato e i progetti per il nostro presente. In questo senso gli spazi sono sempre più presi e divorati da questo homo faber, che ci toglie il tempo del gioco come respiro dell’anima, dell’incontro dell’altro, della capacità di ascoltare.

Quindi i social media non sono occasione per un incontro con l’altro?

Non nel senso dell’incontro degli occhi, dello scambio, dell’ascolto. La noia intesa come luogo di riflessione è difficilmente conciliabile con i moderni mezzi di comunicazione. Che sono indispensabili, certo; ma lo è anche questo piccolo spazio di logos, di sottrazione alla corsa del tempo. Perché la noia ci permette d fermare il tempo, di incontrarci con noi stessi.

Cosa succede, da un punto di vista psichico, a una persona che non ha tempo di annoiarsi?

Succede che ci estraniamo dagli altri, che diventiamo prigionieri del fare, del correre, della dimensione del tempo che non sia solo il futuro, ma che anche l’oggi. Così non si cresce interiormente. Noi cambiamo continuamente, ma se cambiamo mantenendo questo spazio immobile restiamo noi stessi. Non solo non bisogna evitarla questa noia, ma cercarla. Vede, il semplice fatto di ascoltare queste domande mi trasforma, mi spinge a formulare pensieri. Una delle occasioni perdute di una giornata è non avere spazio per ascoltare, per aprirsi agli altri, per scambiarsi idee e riflessioni.

Perciò la parola è importante?

Lo è anche il silenzio, che quando non indica disattenzione non è solo cessazione della parola. Ma bisogna distinguere: la chiacchiera non è parola. Si chiacchiera quando le parole scendono giù come pioggia e non entrano nel profondo dell’io. Il dialogo, invece, ci trasforma.

Quindi la noia è un riposo, una necessaria pausa di riflessione, ma anche una relazione?

Nella sua accezione positiva è indispensabile, uno spazio da riempire di sogni speranze progetti. Poiché le relazioni le stabiliamo appunto in base alle nostre capacità o incapacità e alla nostra ricchezza interiore, sì, c’è un collegamento. E non si tratta mai di “fare cose”. In senso negativo ci si può annoiare interiormente anche in giornate piene di impegni. E non si tratta nemmeno di conoscenza in senso tecnico. In ospedale psichiatrico ho conosciuto infermiere molto più capaci di rapporti umani di tanti colleghi psichiatri.

I bambini oggi sono sempre super occupati, dovrebbero avere anche loro qualche momento di noia?

Veri disastri psicologici nascono dal fatto che i bambini sono bombardati di cose da fare invece di essere accolti, liberati anche nel loro desiderio di gioco, nella loro fantasia, nella loro immaginazione. Ne derivano adolescenze ferite, lacerate dal dolore e dall’incapacità di affrontare il senso della vita. Devono fare attenzione genitori ed educatori, bisogna lasciare spazio alla creatività, dare spazio alla noia come recupero del silenzio. Bisogna lasciare che aprano il cuore senza soffocarli di regali, di cose. E bisogna lasciare spazio alla libertà, anche di distruggere un gioco, se vogliono, di realizzare le cose che hanno in mente fuori da schemi formali e aridi.


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