Mi annoio dunque sono

Solo gli eroi possono sperare

Ecco la galleria dei viventi annoiati, esseri non gaudenti come li vorrebbe Iddio, ma accosciati, accasciati, distesi e composti, conserti e compunti, accostati eppur divisi, appaiati e dispari, vedenti e non guardanti, non si direbbe anelanti, ma pur tuttavia auspicanti un qualcosa, lo si intuisce, lo si vorrebbe sperare. Ecco lo specchio in cui siamo invitati a rimirarci e con profitto istruirci a slogare la ganassa con noncurante eleganza felina, pur sempre assassina s’intende, e compiacerci dell’ebete obnubilare canino, quel essere nel non essere così caro ai padri eremiti e così familiare a coloro tra noi a cui le indigeste evenienze della vita hanno posto domande non del tutto gratuite subito dopo la cena, o appena un attimo prima. Ecco la scena di là dallo specchio, accomodiamoci, prego. Consideri lei, gentile signora, quanto abbandono in un cuore bambino, solitario cuore di qua dal vetro di una noiosa, pedante giornata di pioggia.

In verità è la giornata e non la pioggia a tediare quel cuore, è il vetro a castigarlo di solitudine; fosse di là, fradicia e libera, quella bambina sarebbe in trionfo. E lei meno scossa, lei che si scopre senza più un cuore decente, annoiata di quella bambina persino in un giorno di sole, e forse la pioggia le dà una ragione, e invece ragione non c’è che nel vetro, perché questa è la noia, è vetro. E poggiare il mento alla mano, la mano a un libro, il libro a un cristallo, il cristallo a una vita. Ecco il precipizio di là dalla scena, quel dolce naufragare tra i riflessi di ciò che è passato senza accadere, di ciò che è successo senza passare, che è il più per ognuno di noi, signore e signori. Eccetto i bambini, che sbadigliano come i felini e si spalmano a terra come i canini, la vita è così. A non essere eroi la vita è più o meno che noia ragazzi.


[Numero: 54]