Secondo me Allah dirà Tagliate loro la testa

Mi drogavano e mi insegnavano a sparare

Le piroghe lentamente ritornavano a riva, dopo essere state una notte intera fuori a pesca. Aspettavo con curiosità il ritorno di mio padre per vedere cosa aveva pescato. So andare in piroga, mi ha insegnato il padre di mio padre, ma sono ancora troppo piccolo per rimanere con i pescatori una notte intera, l’oceano è imprevedibile, non è facile mantenersi in equilibrio quando inizia ad agitarsi. Così mi svegliavo all’alba per gustarmi il loro rientro, li invidiavo e sognavo di costruirmi una piroga tutta per me. Sarei potuto andare lontano.

Come ogni mattina, mia madre era già andata con le mie sorelle a prendere l’acqua e la stava riscaldando in una grossa pentola per preparare il chop. Insieme a Mohamed, Saidu ed altri amici, attendevo sulla spiaggia il rientro dei pescatori. Ci divertivamo a rincorrerci e a fare la lotta. I più piccoli guardavano ed applaudivano. Era impossibile annoiarsi. Appena la brezza mattutina lasciava spazio al sole cocente, cercavamo dei luoghi riparati per giocare, come un grande baobab o qualche altra pianta.

La madre di mia madre spesso ci riuniva per raccontarci qualche vecchia storia. È da lei che ho appreso che discendo dai Mende e che nel mio paese, la Sierra Leone, ci sono tante tribù:

i Limba, i Loko, i Mende, i Temne, i Kono, i Krim, gli Sherbro, i Dialonke, i Koranko e i Bulom, e ognuno parla una lingua diversa. Mia madre discende dai Mende, mentre mio padre è un Krio. I Krio sono ex schiavi liberati dagli inglesi e riportati dall’America in Africa.

Alcune sere, quando il padre di mio padre non andava a pesca, ci mettevamo vicino al fuoco che mia madre manteneva acceso quasi tutto il giorno e mio nonno ci raccontava bellissime storie. Mi piaceva tanto quella di Hale, il dio che crea ogni cosa e si ferma solo per inviare un gran dono, la pioggia, alla sua amata Ndoi, madre terra.

Tutto questo finì il 6 gennaio 1999. Sono arrivati dall’entroterra, l’unica fuga era il mare, ma non abbiamo avuto tempo. Erano in tanti: adulti e bambini. Gridavano, urlavano agitando machete e armi. Non riesco a togliermi di dosso la puzza di kerosene, con quello hanno bruciato le case del mio villaggio. Si divertivano a bruciarle con le persone dentro. Chi tentava di fermarli faceva una brutta fine. La morte per i più fortunati, l’amputazione di qualche arto per gli altri. Ho visto gente a cui hanno tagliato le mani che supplicava di essere ammazzata.

Io mi sono salvato, ma avrei voluto morire con i miei genitori. Sono stato portato con altri miei amici del villaggio nel bush, inizialmente eravamo solo schiavi, poi ci hanno insegnato a sparare, a combattere, ad attaccare i villaggi. Dovevo diventare come loro, mi drogavano, per me è stata una fortuna. Non ho avuto abbastanza coraggio, avevo paura di morire, allora li assecondavo. Non riesco ancora a credere che l’incubo sia finito. Il mio villaggio è stato completamente bruciato, della mia famiglia sono rimasti solo 2 fratelli. I miei genitori e i nonni sono morti. Io sono il più piccolo. Gli altri miei fratelli sono ancora nel bush. Dopo che i ribelli mi hanno liberato, sono stato portato in un centro dove ci sono un centinaio di ragazzi e ragazze come me, che hanno vissuto nel bush. Il centro è un ex albergo in riva al mare, sono molto lontano dal mio villaggio, ma con me c’è sempre l’oceano e questo mi fa sentire un po’ a casa. Viviamo come in una famiglia, a volte aiuto a cucinare e altre volte a lavare i vestiti. Ho iniziato ad andare a scuola, non in una scuola ufficiale, per questa occorre pagare la retta, la divisa ed avere le scarpe che costano care. Intanto al centro chi vuole può imparare un mestiere. C’è un laboratorio di falegnameria, una sartoria dove fanno anche il batik, qualcuno dei miei amici sta imparando a fare il meccanico, io sto aiutando a costruire una piroga, che servirà per andare a pesca ...per andare a pesca e dar lavoro a chi vorrà intraprendere questa professione. Io da grande farò il pescatore come mio padre. Questa è la mia nuova casa.

Ellis, 10 anni, Sierra Leone

Testimonianza raccolta da Paola Giroldini

nel volume Disegni di guerra, AA. VV. (Emi, 2000)


[Numero: 5]