Angela Merkel un enigma nel cuore dellEuropa

La zia dell’Est che non ti aspetti

Nel corso del tempo mi sono fatto diversi amici

in Germania, dalla tiepida Freiburg alla gelida Lübeck, dalla morbida München alla spigolosa Hamburg, e ho amici persino nella pia e piovosa Münster, dove o piove o suonano le campane e se piove e assieme suonano le campane allora vuol dire che finalmente è domenica, e ne ho anche nell’elegante e tormentata Dresden, e nella Berlino di qua e in quella di là, anche se adesso è una sola ma però si sta meglio di là che di qua; insomma ho tutti questi amici, ma non ce n’è stato uno, dico uno, in tutti questi anni che abbia speso una parola non dico di stima ma anche solo di umana pietà per la cancelliera federale Angela Merkel. Alle mie richieste di notizie e commenti ognuno di loro si è di volta in volta esibito in una ampia e modulata scala tonale di sufficienza, antipatia, scherno e disprezzo, ciascuno nella specifica inflessione melodica del suo land.

A sentir loro la signora Merkel era l’assemblaggio non appropriatamente coerente di una zia inaspettatamente emersa dalle orientali arretratezze agresti del Magdeburgo con una furbastra bidella addetta al riciclaggio della carta nella sede della segreteria particolare di Helmut Kohl. Forse serve precisare che i miei amici

tedeschi me li sono fatti tra i colti fighetti aderenti alla Toscana

Fraktion dell’SPD e gli attempati freak sensibili al cadere delle foglie dell’ala mistica dei Grunen. Non ho amici tra gli onesti cittadini simpatizzanti della CDU, e questo non me lo so perdonare. Anche perché, se avessi un quadro più ampio, forse potrei capire meglio quel non so che di meditabondo rimpianto e delicata ritrosia e casto astenersi con cui negli ultimi mesi i miei eleganti amici mi parlano della loro cancelliera. Come se la zia gli avesse portato dei regali che, alla fine scartandoli, non hanno saputo trattenersi dal gradirli.


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