Se otto ore vi sembran troppe

Filmografia

Non ci sarà bisogno della fallimentare macchina da autoalimentazione immaginata in Tempi Moderni da Charles Spencer Chaplin, meglio noto come Charlie. La tecnologia smart ci permette finalmente di lavorare e mangiare allo stesso tempo, senza mai dover alzare lo sguardo da desktop o tablet. Nessuna delle distopie sul futuro lavorativo era stata così sottile: la più cupa, Metropolis di Fritz Lang aveva immaginato un futuro fatto di lavoratori relegati al sottosuolo-fabbrica della Terra. Ma il cinema ha saputo descrivere anche il risveglio (e la caduta) delle classi operaie: I compagni di Mario Monicelli mette in scena gli scioperi di fine ‘800 a Torino, fomentati da un anarchico dal volto angelico di Marcello Mastroianni. Altra atmosfera, altro crudissimo ambiente, il documentario Harlan County Usa di Barbara Kopple (Oscar 1977), denuncia il sindacato corrotto e la repressione della rivolta dei minatori. Classico del cinema, La classe operaia va in paradiso di Elio Petri (Palma d’oro 1972), presenta la complessa parabola di Lulu (straordinario Gian Maria Volonté) da operaio stakanovista a contestatore isolato del sistema-fabbrica e ritorno. L’esperienza contemporanea si articola invece lungo tutta la filmografia di Ken Loach (da Piovono Pietre a Paul, Mick e gli altri) ma è ben narrata anche dal cinema francese, come nel recente La legge del mercato (Stephan Brizé). Su note più leggere Full monty, film di Peter Cattaneo, racconta la storia di sei disoccupati di mezza età che si improvvisano spogliarellisti; Tutta la vita davanti (Paolo Virzì), sublima la realtà dei call center in un surreale talent musicale. All’estremo concetto di precarietà, L’intrepido, di Gianni Amelio, immagina un Antonio Albanese “rimpiazzo” che sostituisce chi a lavoro non ci va. Al diavolo le competenze! Ma in fondo a far soffrire il lavoratore sarà sempre Il Grande capo: meglio delocalizzare anche lui. Come ci ricorda Lars Von Trier in questo raro, riuscitissimo, esperimento comico.


[Numero: 6]