Angela Merkel un enigma nel cuore dellEuropa

Era forte , ora è debole Ma l’Europa da sola non ce la può fare

Angela Merkel è cancelliera da dieci anni. L’importanza che ha rivestito per l’Europa si lascia raccontare dai suoi anni di mandato: arriva alla cancelleria nel 2005, l’anno prima di un’estate da favola, quando la Germania vince la Coppa dei Campioni sorprendendo il mondo con un volto nuovo, un volto allegro. Dieci anni dopo, quel volto allegro si ripropone al mondo ancora una volta, e ha le fattezze di Angela Merkel che posa in un selfie con un rifugiato, felice di essere arrivato finalmente in Germania.

La risposta alla domanda «Perché?» sta tutta nel suo rapporto con l’Europa. All’inizio Merkel ha dovuto spazzare via i cocci lasciati dal suo predecessore socialdemocratico: la Germania insieme alla Francia aveva infranto il patto di stabilità e di crescita, e l’euro era caduto in discredito proprio perché i due paesi più grandi non avevano rispettato le regole. Due anni più tardi, nel 2008, le banche vacillano, facendo rischiare il collasso all’intero sistema finanziario. Nella generale impotenza, Merkel fa accettare ai colleghi europei la sua linea: anche se le banche attraversano tutti i confini, non saranno salvate a livello comunitario, come chiede la Francia, ma su base nazionale. Gli stati nazionali assumono nuovi prestiti, e comincia la crisi del debito, accompagnata dal declino economico. Merkel si mostra irremovibile nel 2009, quando la Grecia rischia l’insolvenza e nel 2010 deve gradualmente allentare le sue posizioni. Vengono stabiliti strumenti europei di soccorso, Merkel invita il Parlamento tedesco a sostenere il principio secondo cui i contribuenti tedeschi si debbano fare carico anche di quelli greci e portoghesi. Che il principio tuttavia si applicasse anche al contrario, non viene esplicitato.

La crisi del debito spazza via circa una dozzina di governi europei in carica. Merkel a poco a poco diventa la protagonista indiscussa in Europa. Lei è tra i leader in carica da più tempo e la Germania è di gran lunga l’economia più stabile. Merkel è l’unica che maneggia con destrezza le normative europee e che è in grado di spiegare ai suoi colleghi di vertice misure complicate come il “braccio preventivo” del patto di stabilità e crescita. Stati Uniti e Cina sanno che quando c’è qualcosa da risolvere in Europa il numero da comporre è quello della cancelleria di Berlino.

Con la crisi dei rifugiati la posizione di Merkel in Europa è cambiata radicalmente: da forte è diventata debole, e il consenso che aveva le è stato ritirato.

Il problema, adesso, è che l’Europa deve fare conto più che mai su Angela Merkel. Se la cancelliera perderà la sfida di risolvere a livello europeo la crisi dei rifugiati, i singoli stati non saranno in grado di farcela da soli. Merkel, nell’undicesimo anno del suo mandato, è essenziale per la sopravvivenza dell’Europa. E certamente non intende passare alla storia come il cancelliere tedesco durante il cui governo l’Europa è andata in pezzi.


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