Se otto ore vi sembran troppe

Cogestione: l’azienda diventa una famiglia

Alla prima assemblea di Volkswagen dopo lo scandalo delle emissioni truccate, il potente sindacato dei metalmeccanici tedeschi “Ig Metall” distribuì magliette con la scritta “un’azienda, una famiglia”. Inimmaginabile in Italia, dove prevale un rapporto conflittuale tra sindacati e imprese, tra lavoro e capitale. In Germania l’idea di non considerare più il lavoratore un “suddito” e il “padrone” un nemico, di coinvolgere rappresentanze degli operai per responsabilizzarle rispetto alle scelte aziendali e garantire meglio i lavoratori, risale all’epoca guglielmina. È stata poi la Repubblica di Weimar a scolpire nella costituzione il principio della Mitbestimmung, della “cogestione” che tanto influenza il sistema industriale. Nel dopoguerra, varie leggi e persino una sentenza della Corte costituzionale ne hanno via via perfezionato il meccanismo, consolidando il sistema cosiddetto “duale”, l’idea che nelle imprese debba esistere un consiglio di sorveglianza che rappresenti i lavoratori, scelga il consiglio di amministrazione e ne supervisioni le scelte. Cogestione vuol dire che al tavolo delle decisioni grandi e piccole devono sempre sedere sempre entrambi, sindacati e manager. In Germania è obbligatoria per le aziende sopra i 500 dipendenti e riguarda circa 700 imprese. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: quando scoppia una crisi, lo sciopero è davvero l’ultima ratio. Spesso la prima decisione riguarda il congelamento degli aumenti salariali, che vengono rimandati a tempi migliori. È stato così dopo la crisi del 2001, ma anche durante la Grande crisi. Passata la bufera, ci si siede nuovamente al tavolo e si recuperano gli aumenti, il sei, l’otto, il dieci per cento. La Mitbestimmung non rende solo più flessibile la gestione aziendale e più tutelato il lavoratore, come dimostrano le avanzatissime regole che lo proteggono in Germania (e in Italia, non a caso, sono spesso le aziende a rifiutare la cogestione). Infonde un senso di appartenenza, di corresponsabilità che si evince anche da una maglietta ideata da un sindacato e indossata da migliaia di operai che non trovano nulla di male nel considerare la propria fabbrica addirittura una famiglia.


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