Nonno Natale fa regali tutto l anno

Una professione mediterranea fatta di complicità

Essere nonni è un fatto anagrafico. “Fare” i nonni è una professione e non solo; e si tratta di una “professione” prevalentemente italiana, o, se si preferisce, mediterranea e latina. I nonni anglosassoni o scandinavi telefonano a figli e nipoti forse una volta al mese o una volta alla settimana, moltissimi nonni mediterranei e latini stanno con i nipoti, specie quando sono piccoli, anche diverse ore al giorno.

La differenza è culturale prima che economica. Il “contratto tra generazioni” alla base della famiglia anglosassone o scandinava si esaurisce sostanzialmente quando il figlio, o la figlia, diventa maggiorenne e completa il ciclo di istruzione secondaria. Da allora, sono un uomo e una donna, ossia indipendenti, ossia in grado di mantenersi e responsabili delle proprie scelte.

In molte famiglie anglosassoni, la camera dei figli non più adolescenti, che vivono ormai fuori casa, viene disfatta. Tutto ciò naturalmente non implica mancanza di affetto ma rispetto reciproco: il figlio, o la figlia, con la loro famiglia – che spesso vivono lontani dove li porta il lavoro e la vita - saranno i benvenuti durante le feste e nelle ricorrenze famigliari. Specularmente, i genitori, quando invecchiano, devono fare da sé le loro scelte per l’ultima fase della vita: figlio e figlia, nuora e genero li verranno a trovare con la stessa, scarsa frequenza.

Per quasi tutte le famiglie italiane, buona parte di quelle francesi e spagnole, una parte di quelle tedesche, le cose sono molto diverse. Il principio è che i componenti cambiano ma la famiglia “non muore mai”, tutti sono legati in un patto di vita, magari stiracchiato e reinterpretato per tener conto delle esigenze moderne. I vincoli ovviamente si attenuano quando i figli raggiungono la maggiore età ma si trasformano senza scomparire; la prossimità geografica delle abitazioni è notevole in un Paese come l’Italia che non ama i grandi spostamenti e li ha fatti con molti sacrifici all’epoca del miracolo economico. E consente contatti quasi giornalieri: secondo uno studio qui citato, i nonni dedicano ai nipoti mediamente 4-5 ore al giorno, una cifra di tutto rispetto.

Questo impegno dei nonni costituisce una parte fondamentale di un complesso scambio non solo economico-sociale ma anche affettivo, favorito proprio dalla vicinanza delle abitazioni. I nonni – tipicamente pensionati e con tempo libero a disposizione - prendono talora il posto degli insegnanti delle scuole materne, spesso in numero inferiore alle necessità e soprattutto costituiscono un “raccordo”, molte volte indispensabile, quando i nipoti sono piccoli: li vanno a prendere a scuola, li accompagnano ai giardinetti, dal medico, ad attività extra-scolastiche, stanno con loro in casa. Proprio questo ruolo di raccordo può consentire ai genitori – tipicamente alle madri – di svolgere un lavoro retribuito.

Tutto ciò fa un’importante differenza nel bilancio di una famiglia giovane, limitando o annullando la spesa per una baby sitter. Quando i nipoti diventano ragazzi, i nonni saranno un po’ più anziani e lo “scambio” tenderà a farsi più “equo”: una parte (non molto grande) di nonni potrà aiutare i nipoti al fare i compiti a casa ma una parte, sicuramente crescente, di giovani potrà insegnare ai nonni a usare bene il computer.

Andiamo ancora avanti negli anni e saranno i nonni ad aver bisogno di cure. Come il sistema prescolastico, anche il sistema sanitario spesso non è sufficiente e più ancora dei nipoti, entreranno in azione i figli: “ripagando”, in forma più o meno intensa, l’assistenza ricevuta, completando le prestazioni dell’assistenza pubblica o anche solo andandoli a trovare frequentemente.

Una parte importante di queste complesse transazioni famigliari riguarda la casa: quasi quattro nonni su cinque vivono in un’abitazione di loro proprietà che spesso non interessa più ai figli i quali (spesso con l’aiuto dei genitori) l’hanno acquistata con un mutuo. In caso di necessità, ossia di un’assistenza prolungata e di spese mediche aggiuntive, questa casa può essere “trasformata” in un flusso finanziario aggiuntivo alla pensione: con il “mutuo all’incontrario”, molto diffuso in Francia, l’anziano riceve una somma prefissata ogni mese, in aggiunta alla pensione. Se figli e nipoti vorranno proprio quella casa, dovranno riscattarla.

Sarebbe naturalmente un errore grossolano quello di considerare i rapporti nonni-nipoti in un ambito solamente o prevalentemente economico mentre alla base c’è naturalmente l’affetto. Un affetto diverso e complementare rispetto all’amore dei genitori: ai genitori va la responsabilità, ai nonni la comprensione. Le norme disciplinari, giustamente stabilite dai genitori, potranno essere interpretate in maniera elastica dai nonni. I nonni “capiscono” i nipoti, i nipoti quasi sempre si trovano bene con i nonni. Tra loro si stabilisce una sorta di complicità. Che è una delle cose belle della vita.

mario.deaglio@libero.it


[Numero: 8]