Chi ha paura del Mein Kampf

Un libro a settimana

I graphic novel possono fare tante cose. Anche affrontare la storia, con la cifra stilistica delle emozioni, che arrivano al lettore (specie giovane) appuntite come una matita da disegno. Un esempio, dedicato a una delle pagine più terribili della storia del Secolo breve, è Hitler di Shigeru Mizuki (Rizzoli Lizard, trad. di Vincenzo Filosa, pp. 284, euro 19). One man show del dittatore nazista e, al tempo stesso, una partitura a più (molte) voci e un affresco corale, inimitabilmente giapponese nella struttura, nell’andamento e anche nella mentalità (le opere di Mizuki, maestro della tradizione classica del manga scomparso a 93 anni all’inizio di questo mese, sono sempre e invariabilmente intrise di un mix di folclore, spiritualità e animismo nipponico). E nell’albo gli “spiriti” che si impossessarono dell’animo germanico (di cui l’ex imbianchino e studente di belle arti fallito fu il “medium politico”) si sentono e percepiscono.

Questo manga un po’ “espressionista” di Mizuki è una biografia a fumetti dettagliata e sceneggiata, con vari flashback, che si concentra anche visivamente sul Führer e la sua faccia, di cui l’autore presenta metamorfosi e mutazioni, restituendone gli stati d’animo instabili e incessantemente variabili. Quelli di un pazzo, giustappunto, che riuscì ad affascinare con un carisma ritoccato da una poderosa macchina propagandistica una generazione di tedeschi e di cittadini delle nazioni alleate. Incluso il medesimo Mizuki, reduce di guerra tornato a casa disilluso nel suo Giappone devastato, dove avviò finalmente una riflessione critica sugli sbagli di gioventù. Il suo manga, in ogni caso, non è un documento politico, ma un interessante e onesto (ovvero senza alcun giustificazionismo) romanzo grafico storico che persegue soprattutto l’obiettivo di entrare dentro la testa di Hitler e di vedere l’uomo. Ma noi, per parte nostra, cerchiamo di non dimenticare mai il mostro (e le responsabilità dei suoi gerarchi e complici).


[Numero: 7]