Nonno Natale fa regali tutto l anno

Poi succede che la tua vecchia smette di essere nonna e diventa tua figlia, devi maneggiarla, cambiarla e sdraiarla, imboccarle il cibo, non ti viene bene, non vuoi tutta quella confidenza con il suo corpo malato e decadente, non si cresce mai abbastanza per vedere la testa di una madre svanire, ma non puoi farne a meno, sono i suoi ultimi giorni. Mamma a carico. Mia figlia ha novant’anni (Einaudi) è il romanzo verità di Gianna Coletta, attrice e artista che a 50 anni mette la sua vita nelle mani della madre di 90 vivendo in simbiosi con lei, due badanti, un gatto e ogni capriccio: gli occhiali 3d sul naso anche se è cieca, le urla di aiuto quando non le serve aiuto, le caramelle ciucciate di continuo: «Cedo, cedo sempre, perché i bambini crescono ma i vecchi non possono tornare indietro… mi fa ammattire, mi diverte, mi strazia e mi fa piangere. Ma mi fa vivere». Si dice che la vita si sia allungata, chiosa Coletti ma «in realtà ad allungarsi è stata solo la sua parte finale…eppure spesso non siamo in grado di gestirla, non siamo capaci di empatizzare con il declino del corpo e della mente, con l’immensa sofferenza che comporta. Presi dalla sopravvivenza quotidiana ci dimentichiamo che la vecchiaia non è un posto per mammolette».

La costante connessione con la madre nel pieno del suo declino non riduce il loro storico conflitto semmai lo accentua: «Ho tentato di farle capire che dietro a una vecchia di cent’anni c’è una figlia, ammesso sia ancora viva, che si fa in quattro per mantenerla in quello stato. Come risposta lei ha sentenziato: Famm’ no parlà! – sollevando gli occhi al cielo per condividere con l’Altissimo quella che riteneva la mia ennesima «pirlata». I rimproveri e i litigi sono il suo segnale di permanenza attiva sulla terra , la madre c’è, e spesso si ride, nel libro. Non è ancora arrivato il momento peggiore, quando dimenticherà il nome e pure l’esistenza della figlia confondendola con chiunque altro. Eppure Gianna non potrebbe essere altrove, ogni suo passo verso l’esterno di quella casa e di quella relazione diventa una tortura, ogni giorno potrebbe essere l’ultimo e certo non puoi stare alla terme mentre lei muore. Questo romanzo - che viene dopo un film premiato in Italia e all’estero - racconta senza sconti il dolore di diventare orfani da adulti, l’unico in cui non possiamo permetterci la nostra consueta maledetta fretta.


[Numero: 8]