Chi ha paura del Mein Kampf

Perché vietarlo? Meglio confrontarsi che nascondersi

Quel che un tempo era giusto, non è detto che, decenni dopo, debba esserlo ancora. Quando nel 1945 nelle zone della Germania sotto controllo americano, il governo militare decise, sulla base del Diritto di occupazione di allora, di confiscare tutte le proprietà del Partito nazionalsocialista tedesco e delle sue sotto organizzazioni, a essere colpito da queste misure fu anche Mein Kampf, il libro di Hitler che era stato pubblicato dalla casa editrice del partito. Da quel momento fu proibita ogni pubblicazione di nuovi esemplari. A sorveglianza del divieto fu posto il neo governo in Baviera.

I funzionari di questo governo stabilirono fin da subito come procedere con l’incarico e da allora vi si attengono rigorosamente. Ogni paio d’anni si tennero delle conferenze sul tema, ma la conclusione fu sempre la stessa: «Va sostanzialmente tenuta la linea adottata finora. Vale a dire che la diffusione del libro deve essere fortemente contrastata attraverso l’uso del diritto civile, penale, amministrativo e con gli altri mezzi appropriati». Così recita un brano della relazione di una di queste conferenze tenutasi nel 1966. Analoghe annotazioni sono presenti anche negli anni 1969, 1972 e 1975.

Come risulta dagli atti, non fu mai posta la domanda se decenni dopo la fine del Terzo Reich, aveva ancora senso essere così rigidi nel seguire questa misura. In quasi tutti gli altri ambiti i princìpi del Diritto di occupazione erano stati rivisti già da tempo. Soltanto quanto era relativo a Mein Kampf era rimasto invariato.

A questo proposito, tra la gran parte degli addetti alla materia, si era fatta largo la convinzione che la tabuizzazione ordinata dallo Stato fosse controproducente. Sia lo storico socialdemocratico, Eberhard Jäckel, sia l’Istituto di Storia Contemporanea di Monaco, su posizioni conservatrici, si spesero per un’edizione commentata del libro.

Nel 1999, il biografo britannico di Hitler, Ian Kershaw, chiese in modo veemente un’edizione scientifica del libro, che includesse elementi storico-didattici. Nell’anno seguente definì «folle» il rifiuto arrivato dalla Baviera e aggiunse: «Per me rimane un grande mistero il perché questo libro sia ancora vietato in Germania». Sottolineò che la Repubblica federale è una democrazia intatta: «Per cui è meglio confrontarsi con questo libro anziché nasconderlo e farne un trattato mistico, cosa che forse potrebbe evocare spiriti maligni nella società».

Va aggiunto che il comportamento dello Stato, al proposito, è stato sempre incoerente: la pubblicazione di un’edizione critico-scientifica del Mein Kampf fu ostacolata con le regole sul diritto d’autore ma allo stesso tempo, nel 1979, la massima corte civile tedesca, la Corte suprema federale, consentì il commercio degli esemplari di antiquariato. Da allora, in molte ben selezionate librerie d’antiquariato è possibile cercare il Mein Kampf. Altrettanto si può fare nei mercatini delle pulci in Germania e nelle regioni della Polonia, un tempo tedesche.

Nell’era di Internet ogni tentativo di tenere il libro di Hitler fuori dalla sfera pubblica è destinato a fallire. Non solo è possibile acquistare gli originali su eBay o su altre piattaforme online, ci sono anche innumerevoli siti web dai quali si possono scaricare versioni digitali gratuite. Ciò nonostante, i funzionari della Baviera tengono fede al loro rifiuto di consentire la pubblicazione di un’edizione scientifica fino allo scadere del diritto d’autore che avverrà il prossimo 31 dicembre 2015. L’edizione scientifica arriverà nelle librerie soltanto a metà del gennaio 2016.


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