Nonno Natale fa regali tutto l anno

Ma se non parlano al presente rischiano il patetico

Quando è morta mia nonna, e avevo trent’anni ormai, credevo di non poterle sopravvivere, ma la sua morte è stata così piena di dignità e calma e silenzio che non solo sono sopravvissuto a lei, ma anche all’idea stessa della morte. Mi ha insegnato anche a cavarmela con la morte, oltre a tutto il resto. Il resto è che è stata lei a crescermi e i miei primi ricordi infantili non comprendono mia madre ma lei, la matriarca, la levatrice, l’educatrice e la custode di tutta quanta la famiglia. Mio nonno, il patriarca, era più che altro una leggenda, lontano, altero, silenzioso, lei era un fatto, il fatto, la materia. L’essenza dell’educazione che mi ha impartito, compresa di tante parole quante ce ne stavano impresse nella zucca di un bambinello di campagna, riguardava appunto la materia, come governare e non farsi soverchiare dalla materia del mondo. Il mondo piuttosto ristretto di una contadina nel cuore degli anni ‘50, ma pur sempre il Mondo.

Mio nipote ha diciassette anni, è nato e sta crescendo nella città dell’oggi, e non sa riprendersi dalla morte di sua nonna. Ancora una matriarca, ma recisa dal suo mondo, malamente inurbata, incapace di governare la materia della contemporaneità, ed essendone soverchiata, a sua volta soverchiante. Ha custodito da assediata, ha educato alla ritirata, non ha lasciato un discendente, ma un orfano incompiuto nella sua orfanità. Il fatto è che le nonne funzionano bene solo quando coniugano il Mondo al loro indicativo presente. Per non parlare dei nonni, che con l’alto mandato che hanno di sostenere la loro stessa leggenda, e su quella reggersi al cospetto della spietata concorrenza delle mirabilia in commercio e intuitivamente abbordabili, rischiano un giorno via l’altro di sprofondare nell’abisso del patetismo e consegnare i nipoti alla solitudine dei naufraghi.


[Numero: 8]