Chi ha paura del Mein Kampf

Io editore ebreo lo pubblicherei

La pubblicazione di una eventuale nuova traduzione italiana del Mein Kampf non mi preoccupa più di tanto, anche perché alcune traduzioni sono già disponibili, anche su internet. Traduzioni che peraltro non ho mai esaminato. Faccio mia, semmai, la dichiarazione degli storici dell’Institut für Zeitgeschichte di Monaco che pubblicherà presto un’edizione commentata del libro: «L’operazione nasce per sbugiardare le convinzioni del padre del nazionalsocialismo e per evidenziare le manipolazioni e la propaganda che sfruttò per prendere e detenere a lungo il potere».

Sarebbe da auspicare, però, che almeno una traduzione italiana (potrebbero essercene più di una) venisse curata da autorevoli studiosi del nazismo. Se nessuno fosse disposto a una operazione del genere, al limite potrebbe anche occuparsene una casa editrice ebraica come la Giuntina (anche se l’impegno è grande da tutti i punti di vista), ma non credo che ci sia questo rischio.

Ci sarebbe poi da chiedersi chi vorrà comprare un libro del genere (che avrà anche un prezzo notevole data la mole). E quali effetti potrebbe avere sugli ingenui e/o gli esaltati. Per non parlare degli antisemiti veri e propri e buona parte degli antisionisti.

Immagino infine che anche un grande editore giudicherà opportuno pubblicare l’opera: sia per ragioni culturali sia, forse, per ragioni economiche. Se il libro avrà successo, mi permetto un suggerimento: donare una parte dei guadagni ai musei della Shoah (Roma, Ferrara) e al Binario 21 - Memoriale della Shoah (Milano).


[Numero: 7]